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Variante 29. Bertucco: “Dal Comune informazioni false e tendenziose”

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“Raramente l’informazione del Comune di Verona è stata tanto falsa e tendenziosa come quella di Sboarina e Segala sulla cosiddetta Variante 29, – dice Michele Bertucco – pomposamente annunciata come la prima concepita dall’amministrazione Sboarina”.

“Falsa e tendenziosa perché, in primo luogo, non esiste alcun documento del Sindaco che, citiamo da manuale, dovrebbe rappresentare “il punto di partenza del Piano degli Interventi per consentire la partecipazione ai Cittadini, agli Enti Pubblici e alle Associazioni economiche e affinché le scelte di piano siano definite secondo principi di trasparenza”. Tale documento non c’è e non è nemmeno previsto in tempi brevi. In secondo luogo perché tutta l’attenzione dichiarata da Sboarina e Segala nei confronti della tutela del verde e contro il consumo del suolo non discende, come vanno dicendo, da una “scelta politica” ma più prosaicamente da un obbligo di legge, più precisamente la Legge regionale sul consumo di suolo nonché dalle previsioni, ad esempio in tema di parchi e reti ecologiche, inserite nella pianificazione sovraordinata della Provincia (Ptcp) e della Regione (Ptrc)”.

Inoltre, spiega Bertucco, “Questi obblighi sono in vigore da anni, tanto è vero che nella relazione di giunta del 29 giugno 2018 gli uffici segnalavano “la necessità, peraltro ribadita in sede di parere motivato Vas sulla variante 23, di adeguare i due strumenti urbanistici comunali (Pat e Piano degli Interventi) agli atti di pianificazione territoriale di area vasta (Ptrc e Ptcp)”. Se finora Sboarina e Segala sono riusciti a dribblare tali obblighi è stato proprio grazie alla scelta di portare avanti la Variante 23 di Tosi che ha edificato anche sulle aree agricole. Oggi, ad oltre metà mandato, si riscoprono ecologisti. Ma omettono di citare l’unico provvedimento davvero urgente per dare attuazione al sistema dei parchi cittadini, ovvero l’approvazione del piano di gestione e del piano ambientale del parco delle Mura e dei Forti, del Parco delle Colline e del parco dell’Adige Nord e Sud. Cosa c’è allora dentro questa fantomatica variante? C’è il solito rosario di richieste di cambi di destinazione d’uso, proposte di accordo pubblico-privato per convertire capannoni in aree commerciali, direzionali, alberghiere e residenziali o più spesso in un mix di queste funzioni. Molte di queste richieste, ad esempio l’ex Cotonificio Sapel di Montorio, erano schede schede norma decadute della precedente pianificazione di Giacino e Tosi. Altre proposte, come il tanto decantato Centro Latte (8 mila metri quadri coperti, 14 mila scoperti) sono progetti edilizi (già inseriti in precedenti proposte) che i consiglieri di maggioranza avevano già tentato di inserire in Variante 23 con la famosa manovra emendativa, e che ora vengono riproposte in una cornice giuridica più adeguata. Altre ancora sono schede decadute perché il privato non aveva adempiuto ai propri obblighi, e ora ci riprova. Nel caso della proposta 62 su Corso Milano, la proprietà aveva rinunciato perché il Comune non era disposto a concedere tutta la volumetria richiesta dal privato. In buona parte siamo dunque difronte ad un riciclo di proposte. Altre, come ad esempio l’ex Safem di Viale Piave, sono già state mandate avanti grazie all’uso della pianificazione in deroga (il famigerato Sblocca Italia che impedisce la partecipazione dei cittadini)”.

“Non a caso, più di metà della sessantina di “segnalazioni” raccolte con l’iniziativa di “Vuoti a rendere” è concentrata a Verona Sud e prevede di trasformare aree a destinazione produttiva in aree commerciali, direzionali e ricettive. Non porteranno consumo di suolo (perché vietato dalla legge) ma ciascuna di esse rappresenta un nuovo attrattore di traffico. E’ insomma la solita solfa: il Comune si appresta ad accogliere proposte edilizie senza valutare di quali funzioni abbiano realmente bisogno i quartieri e la città e senza tenere conto del nuovo traffico generato”.

Conclude, “Capisco che per certi politici sia difficile dire di no agli appetiti speculativi. Abbiano però almeno il buon gusto di non ammantare la speculazione edilizia di rigenerazione urbana. Rigenerare significa dare una prospettiva ai quartieri e alle imprese. Da vent’anni a questa parte l’urbanistica veronese gonfia soltanto il portafogli degli intermediari immobiliari e fa scappare i cittadini dai loro quartieri”.


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