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Mercoledì 15 marzo. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

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“Autospurgo

Mattia Feltri su La Stampa: “…il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ha proposto un paio di considerazioni di insigne rilievo. La prima era rivolta alla scienza, spronata a fornire certezze incontrovertibili anziché ipotesi alternative…(ma) se la politica deve aspettare la scienza per decidere, allora invece di un ministro basterebbe un algoritmo, col vantaggio che l’algoritmo non concede interviste. La seconda considerazione è ancora più emozionante. Secondo Boccia chi spinge per una riapertura delle attività è annebbiato dal dio denaro, il dio denaro, un’espressione che non sentivo dalle assemblee studentesche della quarta ginnasio. Il problema è che, dopo le previsioni di ieri del Fondo monetario, secondo cuì nel 2020 il Pii dell’Italia scenderà del 9.1 per cento, rischiamo di diventare un Paese di credenti non praticanti. Traduzione: popolato da gente così poco annebbiata dal dio denaro da morire di disoccupazione e di fame. E, parrebbe, è su questo verginale presupposto che si va a Bruxelles a ricondurre gli avidi del Nord sulla strada della virtù: liberatevi del dio denaro. E datelo a noi”.

Massimo Franco sul Corriere della Sera: “Si va delineando uno schieramento corposo ed eterogeneo, pronto ad accettare i finanziamenti del Fondo salva-Stati, il cosiddetto Mes. Divide governo e opposizione. E fa riemergere un «fronte del no» che unisce fuori tempo massimo i populisti: dal M5S alla Lega e a FdI, convinti che quel meccanismo intrappolerebbe l’Italia. Ma, su posizioni opposte, vede convergere il Pd ma anche Forza Italia, oltre a Iv. L’ex presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha svolto il ruolo di apripista per Silvio Berlusconi, che ieri ha rotto la compattezza della destra.Smarcandosi dalle polemiche contro Palazzo Chigi, il fondatore di FI ha affermato, intervistato a Di Martedì: «Dire no al Mes sarebbe un errore clamoroso»…Il rischio di puntare solo sull’emissione di eurobond, senza riuscire magari a ottenerli, appare sempre di più un limite nella trattativa con l’Europa…Il Fmi prevede per il 2020 un calo del Pil italiano del 9,1 per cento. Su uno sfondo così incerto, un «no» al Mes suonerebbe incomprensibile—«Io ero contrario al Mes perché erano fondi condizionati. Ma ora hanno assicurato che non sarà così», osserva Prodi. «E se il Mes viene accettato da Portogallo e Spagna, quando andiamo a trattare sugli eurobond ci dicono: “Come, rifiutate questo e poi volete quest’altro?”». Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, prepara il partito al «sì». « Ma i grillini insistono. Il ministro Luigi Di Maio lancia un altolà larvato al premier. «Uso le parole di Conte: il Mes è uno strumento antiquato». È il riflesso di un M5S spaventato dal proprio elettorato e dalla concorrenza della destra: tutti prigionieri di un antieuropeismo figlio di un altro tempo.”

Stefano Folli su La Repubblica: “…Ora il presidente del Consiglio sa cosa deve fare al vertice della prossima settimana: attenersi alla nuova rotta segnata dal Pd. Ovvio che ci sarà da capire quale sarà la reazione dei %S, il cui capo politico, Crimi, insiste a dire no al Mes. Ma pochi credono che questa sia l’ultima parola dei grillini. La componente ministeriale del movimento non ha alcuna intenzione di uscire dal governo…il che non significa che tutto sia risolto: al contrario, la crescente debolezza di Conte può avere conseguenze a breve termine, per iniziativa del Pd o renziana. Nel frattempo qualcosa cambia anche nelle file dell’opposizione. Sull’Europa, la linea di Berlusconi quasi coincide con quella degli europeisti del centrosinistra ed è molto lontana da Salvini. Un punto da tener presente pensando ai prossimi scenari.”

Alessandro Sallusti su Il Giornale: “Vediamo se abbiamo capito bene. A sovraintendere all’emergenza Coronavirus c’è il premier Giuseppe Conte che, a Palazzo Chigi, può contare sull’aiuto di 2091 dipendenti, de quali 269 dirigenti. Della squadra fanno parte, a tempo pieno e a pieno titolo, 21 ministri e 42 sottosegretari, a loro volta assistiti da svariate migliaia di collaboratori. Premier e ministri si avvalgono poi del prezioso supporto del Consiglio Superiore dì Sanità, che contribuisce alla battaglia con circa duemila tra ricercatori e scienziati, molti dei quali passano più tempo in TV che in laboratorio. Poi c’è ¡a Protezione Civile, i! cui capo Angelo Borrelli a gennaio ha pensato bene di istituire per decreto il Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile, composto da una decina di super esperti. Basta così? Macché, il 20 ha nominato un commissario straordinario…Domenico Arcuri, li quale in poche ore ha messo su una squadra di 39 esperti consulenti…il 10 aprile Conte ha nominato i! manager Vittorio Colao capo di una nuova task force…che va ad aggiungersi a quella ne! frattempo insediala dalia ministra dell’Innovazione Paola Pisano…e a quella parlamentare sulle fake news virologiche…Il problema, alla faccia della semplificazione, è che questi 300 supercervelloni non rispondono alla stessa persona, ma a dieci capi diversi, spesso ¡n contrasto tra loro su analisi e soluzioni, e tutti in competizione con i venti governatori regionali, i loro assessori alla Sanità ed i relativi staff. Morale: siamo circondali da geni che pensano, studiano e parlano, ma vigliacco che uno, dico uno, si fosse ricordato di comprare in tempo e a sufficienza mascherine e respiratori. E poi ci si chiede: ma perché la Germania è più avanti di noi nella lotta al Corona?”

Angelo Panebianco su Il Corriere della Sera: “…Nel nostro caso sono almeno quattro le forze che potrebbero mettersi di traverso e bloccare la rinascita del Paese: lo spirito di fazione, la tentazione statalista, la «gabbia d’acciaio» burocratica, il panpenalismo…Purtroppo lo spirito di fazione non può essere facilmente sconfitto. Governo e opposizione, in un frangente come questo, non si scontrerebbero frontalmente se non sapessero che i rispettivi seguaci, o almeno i più assatanati, non ne vogliono sapere del «volemose bene», vogliono le solite risse da saloon…La seconda forza, il secondo cavaliere, è la tentazione statalista…Il terzo grande ostacolo è la burocrazia. Siamo, da molto tempo ormai, come tanti insetti catturati da una ragnatela appiccicosa. Siamo oppressi da una caterva di norme che impedisce o è in grado di ritardare al massimo ogni possibile innovazione, gestita da un’amministrazione efficientissima quando si tratta di imbrigliare le forze più dinamiche della società.Da ultimo c’è il panpenalismo, la debordante e soffocante presenza del diritto penale in tutti gli ambiti della vita sociale ed economica, a sua volta riflesso della peculiare posizione di forza assunta dalla magistratura inquirente in Italia. Immaginate cosa sarebbe successo in Europa se, quando arrivarono gli aiuti del piano Marshall, tante procure in giro per il vecchio Continente fossero state lì a scaldare i muscoli, pronte a scattare e a bloccare ogni iniziativa anche solo in presenza di qualche vago sospetto di cattivo uso del denaro pubblico. Quasi sicuramente, alla fine, per la maggior parte dei tanti inquisiti/imputati sarebbe arrivata l’assoluzione ma, nel frattempo, non ci sarebbe stata alcuna ricostruzione economica…”

Su Libero, Vittorio Feltri: “…Capirai che progresso dissigillare le cartolibrerie in alcune regioni. Come se una famiglia che deve mangiare due volte al giorno avesse facoltà soltanto di comprare le cipolle e il prezzemolo…Le regioni si adattano al casino generale e ciascuna di esse agisce a capocchia. Risultato: il nostro non è più un Paese omogeneo, bensì una assemblea litigiosa…In Italia monta un pandemonio che la popolazione non regge più. Segnali di ribellione si registrano qua e là…Non è lecito lavorare, lo stipendio non arriva, i contributi in moneta promessi a chi non ce la fa a campare non giungono poi- ché Roma è in bolletta, avendo speso denaro a prestito per finanziare il reddito di cittadinanza ai fannulloni, il quale ha comportato inoltre uno spreco di risorse già esigue a causa della mancata spending review. Per fortuna c’è la Caritas che provvede a fornire pasti ai poveri, sempre più numerosi, e ci sono tanti privati disposti a elargire fondi in beneficienza. Altrimenti il problema principale sarebbe la fame…”

Sul Corriere della Sera, Massimo Gramellini: “Da alcuni giorni un uomo dall’aspetto innocuo, almeno in apparenza, raggiunge di buon’ora la spiaggia deserta di Mondello, srotola un asciugamano e vi si stende sopra per prendere il sole…Il reo confesso ha pagato la multa senza fiatare. Meglio, ha fiatato, ma solo per minacciare che tornerà. La prossima volta troverà ad accoglierlo non soltanto gli elicotteri, la contraerea e l’alabarda spaziale, ma le telecamere di qualche programma televisivo, smaniose di documentare in diretta l’inseguimento e la cattura del reprobo, con annessa fustigazione pubblica o altra punizione esemplare, come l’obbligo di scrivere cento volte sulla sabbia: «Perdono, non lo faccio più». Le regole valgono per tutti e non è che ciascuno le possa riadattare a sua misura. Però dovrebbe esserci una misura anche nel farle osservare, specie fino a quando resteranno tanto confuse. Per dirne una: se abiti in Veneto, sei autorizzato a correre, purché a bassa andatura. Poi però ti sguinzagliano i droni contro, persino se saltelli su una gamba sola. C’è qualcuno che comincia a preoccuparmi più dei trasgressori ed è chi si accanisce istericamente contro di loro”.

Su Il Fatto, Antonio Padellaro: “Scusate il cinismo, ma penso che gli insulti del Venerdì Santo tra il Salvini-Meloni e Giuseppe Conte abbiano tolto di mezzo quell’equivoco di fondo chiamato unità nazionale, solidarietà, condivisione o come preferite – mal sopportato dall’opposizione e dal governo. Non certo perchè collaborare tutti insieme per salvare il Paese dalla catastrofe del virus non fosse cosa buona e giusta. Al contrario, sarebbe stato encomiabile purchè in un quadro politico animato dal rispetto reciproco, soprattutto sul piano personale… Perciò, appare abbastanza superfluo chiedersi adesso se l’accusa rivolta dal Salvini-Meloni a Conte di “alto tradimento” sia stata un pizzico sopra le righe. E se il premier abbia fatto bene o male a rispondere per le rime. Invece di scandalizzarci per gli effetti (che modi signora mia!) cerchiamo di riflettere sulla cause che ne sono all’origine. Come il buon giornalismo consiglia”.

Su Il Manifesto, Norma Rangeri: “Enrico Mentana si è indignato e offeso per le critiche che gli sono piovute addosso dopo la sua reprimenda sulla conferenza stampa – non a reti unificate – del presidente del consiglio Conte. Se avesse saputo dell’attacco di Conte a Salvini e Meloni – parole del direttore del TgLa7 – non lo avrebbe mandato in onda. Un comportamento da censore, definizione non gradita da chi si ritiene il cavaliere, senza macchia e senza paura, della libertà di informazione. Anzi, ha rivendicato il fatto di aver tagliato la famosa cassetta della discesa in campo di Berlusconi. A cui molte altre ne seguirono. Come quella del proclama contro l’avviso di garanzia che lo raggiunse nel 1994. Mentana, in compagnia di Emilio Fede, scattò sull’attenti e mandò in onda il Vhs con l’appello integrale dell’editore-presidente del Consiglio: il Tg come la cassetta della posta. Non un piccolo dettaglio, basta non avere la memoria corta. Ribadiamo il concetto: il presidente del consiglio è libero di convocare conferenze stampa dove i giornalisti sono liberi di chiedere quello che vogliono, e il premier altrettanto di esprimere le proprie opinioni. Si può discutere sull’opportunità di fare i nomi dei suoi avversari, ma non sul suo diritto alla difesa di fronte ad accuse ripetute ogni giorno, a tutte le ore, su tutti i media e senza censure. Quali accuse? “Criminale” o “traditore”, tra le tante. Offerte ai microfoni dei tg senza repliche. La vera libertà di informazione non prevede censure, né preventive, né a posteriori. Purchè possa essere esercitata da tutti con gli stessi diritti”.


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