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Giovedì 23 aprile. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

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“Autospurgo

Mattia Feltri su La Stampa: “Da ammiratore, ho letto con attenzione l’intervista concessa a Repubblica da Giuseppe De Rita, fondatore e presidente del Censis. Qualche anno fa proprio il Censis aveva parlato dell’Italia del rancore, per spiegarne la rissosità e la conseguente paralisi. Così mi ha colpito l’ottimismo attuale di De Rita, persuaso che ii rancore non si acuirà, poiché i] virus non è colpa nostra. Dunque, interpreto, non è una colpa scaricabile su altri. Sembra un atto di fede difficile da condividere anche di fronte alla sapienza di De Rita, visto che qui è tutto un riversarsi !a colpa l’uno sull’altro, anche sui bersagli più astratti: è colpa dei governo, delle regioni, della Cina, della Germania, dell’Europa, del dio denaro, della sanità privata, della mercificazione degli anziani, dell’antropocentrismo, delle banche, dei giornali, della scienza, dei telefoni cellulari, del globalismo, e non so se al professore De Rita sia mai capitato fra le mani un saggio scritto oltre un secolo fa da Max Scheler, da poco ristampato da Chiare lettere col titolo Il risentimento. Ci sono un paio di passaggi, fra molti, da segnalare. 11 Parlamento, dice Scheler, è un parafulmine poiché è facile scaricargli sopra del risentimento. La stampa, aggiunge, ne è immune, almeno finché non prende a diffondere risentimento a sua volta, moltiplicandolo, e poi gli ricasca addosso (fantastico, vero?). Si arriva a un punto di risentimento così immotivato, caotico, gonfio di odio, che lo si esercita anche su oggetti, situazioni, addirittura “sui fatti naturali%. Tuttavia casi del genere, spiega Scheler, sono confinati nell’ambito specificamente patologico. Ed è proprio lì che siamo arrivati”.

Massimo Gramellini sul Corriere della Sera: “Mettetevi nei panni di Damiana Barsotti, un’infermiera di Lucca che torna a casa dopo tredici ore d’ospedale, trascorse a tenere le mani di tanti malati e a chiudere gli occhi a qualcuno. Trova la madre ad attenderla con una lettera anonima pescata nella buca, in cui qualche vicino la ringrazia ironicamente per il Covid che «tutti i giorni ci porti» e la tratta, proprio lei, da insensibile: «Ricordati che ci sono anziani e bambini». Damiana ha avuto, in sequenza, le reazioni delle persone perbene: prima si è avvilita, poi si è arrabbiata e infine ha sporto denuncia. Quando la storia è diventata di pubblico dominio, ha incassato con scarsa soddisfazione la solidarietà universale, concentrata com’era sul silenzio assordante dell’intero vicinato. Un silenzio talmente compatto da far sospettare che la lettera, scritta da una sola mano, potesse avere avuto l’avallo di tutte le altre. Qualche lettore si mostrerà stupito. Non si era detto che lo choc di questi mesi ci avrebbe resi migliori? Può darsi, ma in certuni la bontà d’animo è come uno starnuto: considera più prudente esprimersi a distanza di sicurezza. Un’infermiera caritatevole commuove al telegiornale, solo se ha l’accortezza di abitare in un altro quartiere. Ma da Ercole a Borsellino, nessun eroe ha mai riscosso grandi consensi nel suo condominio. Chi fa del bene è costretto a toccare il male. E il suo vicino di casa non vede il bene rivolto agli altri, mentre vede benissimo il male che potrebbe rivolgersi contro di lui”.

Massimo Villone su Il Manifesto: “…Monta la conflittualità – e la competizione – tra governo e regioni, governatori, sindaci. Dilagano risposte locali fai da te. De Luca minaccia di blindare la Campania, in palese violazione della Costituzione. Si parla di riaccentrare la sanità, con immediato allarme dei governatori…Il virus come occasione di un ennesimo attacco all’unità del paese? È inaccettabile che si decida in cabine di regia prive di trasparenza, mentre in parlamento si tace. Infine, si pensa davvero a una quarantena speciale e più lunga per gli anziani? È incostituzionale. Certo, si può sostenere che gli anziani sono in una condizione diversa, che giustifica trattamenti differenziati. Ma la condizione diversa viene non dall’età in sé, quanto piuttosto dalla salute più precaria. Allora bisognerebbe insieme agli anziani e a prescindere dall’età mantenere ai simil-ar- resti domiciliari cardiopatici, diabetici, bronchitici cronici, immunodepressi, oncologici e altri ancora. Si discute molto – mai in parla- mento – delle lezioni che vengo- no dalla crisi. Una la vogliamo sottolineare. Se i governatori avessero avuto poteri su strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, come alcuni vorrebbero ai sensi dell’art. 116 Cost., qualche blindatura di confini regionali l’avremmo forse vista davvero. Quindi speriamo che nel cimitero del Covid-19 possa riposare in pace il regionalismo differenziato fin qui conosciuto. Amen”.

Su Il Giornale, Alessandro Sallusti: “Che il mio maestro Vittorio Feltri abbia rotto i freni inibitori, arrivando a dire in TV, ospite di Giordano, a proposito della guerra del Coronavirus tra Lombardia e Campania, che i”i meridionali in molti casi sono inferiori” è altrettanto vero. Che molti italiani, meridionali e non, ascoltando quelle parole si siano offesi e non abbiano sorriso e riso divertiti, è indiscutibile, ne conosco più d’uno. Ma (ce si proponga) di espellerli dall’Ordine dei giornalisti è la prova che in Italia la situazione, come iceva Flaiano, è grave ma non seria.”

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: “Ci sono impressionanti somiglianze fra quanto sta accadendo dentro l’Unione europea e quanto sta accadendo dentro la Repubblica italiana. In Europa la pandemia ha colpito i vari Paesi in modo ineguale, asimmetrico. Per conseguenza, anziché un immediato aumento di coesione per effetto della comune sfida si è registrata (almeno nella prima fase ma non è detto che la cosa non continui) un’esasperazione delle divisioni e dei conflitti. La stessa cosa sta avvenendo in Italia: l’ineguale distribuzione dei contagi ha esasperato le tradizionali divisioni e in particolare quella fra Nord e Sud. In Europa,la pandemia ha dato nuovo combustibile ai rancori incrociati. Dei governi del Nord (pressati dai loro sovranisti) nei confronti degli europei del Sud scialacquatori e finanziariamente irresponsabili. E di quella parte degli europei del Sud che si è fatta ammaliare dalle sirene sovraniste: per costoro le intransigenti democrazie nordiche (dietro alle quali si nasconde la perfida Germania) fanno quello che hanno sempre fatto: ci sottomettono e ci sfruttano. Che altro sarebbe il Mes, ad esempio, per i populisti italiani, se non uno dei tanti diabolici marchingegni di cui si serve l’imperialismo tedesco per dominarci? A somiglianza di quanto accade in Europa, in Italia lo scontro interregionale è feroce: fra un Nord che ormai da tempo non nasconde la propria insofferenza per un Sud percepito come una palla al piede e un Sud (una parte del Sud) che restituisce la cortesia con gli interessi: a che altro se non a una spregevole sete di profitto si deve il fatto che le regioni del Nord, le più integrate nell’economia mondiale, siano state anche le più colpite dal virus e che si stiano comportando come «untori»? Le regioni del Nord infettano le incolpevoli, virtuose, regioni del Sud. In Europa come in Italia ciascuno si fabbrica un «nemico»…Quando i presidenti della regione campana e di quella calabrese dichiarano che chiuderanno i confini regionali se le regioni del Nord, sia pure con tutte le cautele del caso, usciranno dal lockdown , ipotizzano di fare una cosa illegale e gettano benzina sul fuoco. Se l’escalation dovesse continuare prima o poi le regioni del Nord, probabilmente, minaccerebbero azioni altrettanto illegali: come bloccare i trasferimenti di risorse al Sud. Converrebbe a tutti un po’ di equilibrio e di buon senso.”

Su Libero, Francesco Bertolini: “Non ci vuole il Mes, ci vuole la Troika in questo paese, ci vuole qualcuno che non abbia il cugino o l’amante da collocare in un ministero o in un ufficio postale, qualcuno che riesca a vedere in modo distaccato le distorsioni ataviche di questo paese e magari a eliminarne qualcuna. Da soli non ce la faremo mai; il rischio è finire come la Grecia? Ma la Grecia aveva taroccato i conti per entrare nell’area Euro, aveva fatto la magna Grecia con le Olimpiadi del 2004 dove anche lì magna aveva l’accezione italica più che quella dell’antichità, aveva un tasso di evasione quasi totale e in giro per Atene i ragazzotti giravano in Porsche…Il costo di un politico incapace è devastante, chi non è in grado di fare, di pianificare, di valutare, di scegliere i collaboratori genera disastri inenarrabili. Ma sull’onda di una onestà slogan senza senso, siamo finiti in mano a incapaci, che stanno ideologicamente distruggendo il paese; solo leader colti e con una visione potrebbero salvare questo paese, ma un leader illuminato non sarà mai eletto, la mediocrità si riconosce nei mediocri e aver distrutto la scuola si inserisce naturalmente in questo contesto; siamo gli unici in Europa che non abbiamo neanche preso in considerazione la riapertura delle scuole. Datemi la Troika”.

Antonio Padellaro su Il Fatto: “Oggi cavalcata di risate, tanto per stare un po’ su dopo tanto virus e tanta pioggia. Primo premio, cum laude, per la formidabile autobattuta di Carlo Calenda, martedì sera da Lilli Gruber: “L’altra volta ha ospitato mia mamma, molti hanno detto che sembro suo padre”. In effetti mentre la “mamma”, Cristina Comencini, si mostra in splendida forma, il rampollo appare leggermente appesantito dall’inattività forzata (qualcuno suggerisce di chiamare il suo partito non più “Azione” ma “Colazione”). Battutacce a parte, Calenda ha competenza e capacità comunicativa che farebbero molto comodo al governo (lui si è offerto di “dare una mano”, con un accordo di riservatezza ma al momento sembra senza ri- scontro alcuno). Spassoso quando con un pizzico di cattiveria ribalda l’ex ministro propone un governissimo, con dentro presunti leghisti buoni, come Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti lasciando fuori Matteo Salvini e Giorgia Meloni: davvero esilarante. Medaglia d’argento al governatore della Lombardia, Attilio Fontana, per la frase: “Mi contesteranno qualsiasi cosa, ma rifarei tutto”. Un tutto che è meglio non commentare considerato il particolare momento che vive il popolo lombardo ma che ricorda, in un contesto meno tragico, certe interviste a Silvio Berlusconi, regnante tra sfacelo economico, processi e nipotine di Mubarak. Presidente, si rimprovera qualcosa? E lui: sì, di essere stato troppo buono. Menzione d’onore a un genio di nome Riccardo Romano, che spunta nel Facebook di Donald Trump mentre costui chiede di chiudere agli immigrati i confini già chiusi e aizza la destra contro i governatori democratici che mantengono il lockdown. Beffa a bruciapelo: “Mr President, do you think Turone’s goal was good” (secondo lei il goal di Turone era regolare?). Applausi”.


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