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Cà del Bue. Bertucco: “20 milioni a rischio. Rendere trasparente la politica dei rifiuti”

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“In una recente nota, datata 31 marzo 2020, Agsm, nella persona della direttrice generale Daniela Ambrosi, ha provato a sollecitare la Regione per concludere in tempi brevi il procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale riguardante il progetto di Revamping di Cà del Bue” a dirlo Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune. Secondo Ambrosi “Se l’intervento non venisse realizzato entro il termine previsto del 31 dicembre 2022, Agsm subirebbe un danno, sottoforma di ‘potenziale perdita di investimento’, pari a circa 20 milioni di euro”. L’ipotesi fa tremare i polsi di Bertucco che “Riporta alla ribalta anche l’ambiguità con cui l’azienda ha finora gestito questo progetto, ereditato, lo ricordiamo, della battaglia contro il nuovo inceneritore voluto dalla stessa Agsm e dall’amministrazione Tosi 1 e Tosi 2″. Il consigliere aggiunge che “A mettere la pietra tombale sui nuovi forni fu il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti che non prevedeva alcun nuovo inceneritore sul territorio Veneto. Successivamente, a causa dell’incapacità dell’amministrazione Tosi e poi anche di quella Sboarina, di tornare a far crescere il valore della raccolta differenziata a Verona, è nata un’emergenza rifiuti che dura fin ad oggi, e che ci vede costretti a chiedere a Venezia continue deroghe per permetterci di portare i rifiuti non differenziati prodotti dalla nostra città nella discarica tattica regionale di Sant’Urbano a Padova. Negli ultimi tempi si è fatta largo, pian piano, anche l’esigenza di rivedere le previsioni del Piano regionale dei rifiuti.  Per ospitare cosa? Mentre il progetto di Revamping sottoposto a valutazione regionale riguarda ‘il miglioramento dell’impianto di digestione anaerobica e dell’impianto di selezione secco Rsau e Rsu’, di fatto Agsm non ha mai escluso la possibilità di una riattivazione dei forni. Anzi, l’incremento della produzione di combustibile adatto ai forni degli inceneritori, suggerisce che l’azienda voglia andare a parare proprio lì. E se l’obbiettivo fosse proprio quello di riaccendere i forni di Cà del Bue, Agsm sa benissimo che nei comuni limitrofi (San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio) troverebbe dei forti oppositori”. Quindi, conclude: “Giusto che Agsm difendi i propri investimenti ma non sulla pelle dei cittadini del comune di Verona e dei comuni limitrofi. Faccia piuttosto trasparenza sulle modalità con cui intendete portare a livelli accettabili (e in tempo altrettanto ragionevoli) la quota di raccolta differenziata, da troppi anni ferma sotto la soglia nel 50% mentre i comuni più virtuosi hanno già superato il 65% previsto dal Piano Regionale vigente”.


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