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Nuovo boccone: il rischio Veronafiere

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Veronafiere deve stare molto attenta. Un vecchio proverbio dice “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, e così la pandemia ha fatto diventare il nostro polo fieristico, insieme a una buona parte di quello italiano, un interessante boccone per fauci straniere e forse anche italiane. L’allarme lo lancia il presidente di Veronafiere Maurizio Danese che è anche presidente di Aefi l’associazione che raggruppa le fiere della penisola.

Servono aiuti immediati da parte dello Stato, sorpassando le norme che alle emergenze e alle urgenze impediscono aiuti governativi cosiddetti extra budget. In queste cose la Germania ha molto da insegnarci. Il presidente di Veronafiere Danese, al di là delle infinite dichiarazioni del Governo Conte, sostiene che non è mai avvenuta l’attivazione di 408 milioni a fondo perduto che sono tuttora inutilizzati nel cassetto del Ministero del Tesoro. Anche l’Ue ha smascherato l’immobilismo del precedente governo che ha portato alle fiere italiane un calo di fatturato dell’80%. Un danno gravissimo che ha condotto il sistema produttivo italiano ad una perdita di 60 miliardi di euro.

Veronafiere aspetta 30 milioni di cui non ha visto neanche l’ombra e intanto si muove alle sue spalle un risiko fieristico nazionale e internazionale. Quello nazionale è legato agli interessi mai nascosti della Fiera di Milano. Il sogno di mangiarsi in un sol boccone Verona non è mai stato celato. Viene poi la piccola grande Fiera di Rimini che ha già deglutito la Fiera di Vicenza. Per quanto riguarda Milano, fatto curioso è che in Cariverona, che della fiera scaligera è secondo socio, siano entrati nel consiglio generale, grazie a Giacomo Marino, due consiglieri della Fiera di Milano. Gatta ci cova.

Ma c’è anche un interesse europeo da parte di alcune fiere tedesche, in primis Berlino, che avrebbe già lanciato segnali di attenzione mescolati a disponibilità e concessioni. Tutti guardano soprattutto al grande business che esprime il Vinitaly. Quest’anno la manifestazione mondiale si terrà nell’inedita data di giugno. Intanto c’è chi guarda e aspetta. Dopo la Cassa di Risparmio, l’Autostrada, il Banco Popolare, Cattolica Assicurazioni e l’aeroporto Catullo, mancano solo due cose che Verona deve ancora dismettere: Veronafiere e L’Arena.

Se togliamo Veronafiere si può anche pensare che qualcun altro acquisti l’anfiteatro Romano, smontandolo pietra per pietra e ricostruendolo magari a Francoforte, così i tedeschi risparmieranno anche il viaggio in pullman. I veronesi cosa fanno? Sussurrano e non reagiscono, della serie… “Vile, tu uccidi un uomo morto”.


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