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Save “castra” un pezzo di Montichiari

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La politica ha puntato il cannocchiale su quanto sta avvenendo all’aeroporto Catullo. Dopo i mesi di polemiche sulla gestione avanzata dal presidente di Cariverona Alessandro Mazzucco, seguita dalle richieste di chiarimenti e di cambio di rotta dell’opposizione guidata dal Partito Democratico, ora arrivano le osservazioni, pensiamo per nulla gradite, del consigliere regionale del gruppo misto, presidente di Vale Verona, Stefano Valdegamberi e del “crociato” Michele Croce leader di Prima Verona ex presidente di Agsm.

Il punctum dolens riguarda questa volta la parte bresciana del sistema aeroportuale, ovvero lo scalo di Montichiari dove Save sta eliminando il terminal passeggeri per trasformarlo in magazzino, di fatto chiudendo per sempre ai voli di linea.

Dice Valdegamberi: “È notizia dell’ultima ora che i lavori di smantellamento del terminal passeggeri (che diventerà un magazzino) sono iniziati e che Montichiari diventerà uno scalo solo cargo. E i passeggeri? Save non è stata in grado di portare un solo volo passeggeri, un charter, neanche un… dirottamento aereo. Quindi che ci facciamo con un terminal passeggeri? Beh, semplice, lo togliamo. Che pena”.

“Ma non era la priorità dell’ingresso di Save rilanciare Montichiari? – si chiede Valdegamberi -. Ormai sono passati più di 6 anni dall’ingresso in Catullo di Save e più di 20, considerando le cause per mettere le mani sullo scalo di Montichiari da parte dei Bresciani. Ora, senza chiederlo, il tanto conteso scalo va verso una morte assistita. Si, proprio così, perché togliere i passeggeri è come uccidere, castrare, annientare, eliminare, distruggere l’aeroporto costato più di 70 milioni e mantenuto a 8 milioni l’anno. Vivere solo dei corrieri espresso? Nessun aeroporto al mondo ci riesce”.

Per l’avvocato Croce invece la chiusura del terminal di Montichiari “è la conferma della volontà di Save di cancellare il sistema aeroportuale di Verona-Garda-Brescia. Non c’è prova più provata che la scelta fatta dalla società presieduta da Enrico Marchi voglia impedire lo sviluppo dell’area aeroportuale bacino del Garda a favore di quello veneziano trevigiano”.

“Ciò è tutto legittimo – precisa Croce -. Save è una spa privata che può fare e disfare ciò che vuole sui propri asset. Inaccettabile è invece il comportamento dei soci pubblici veronesi che rimangono spettatori passivi di questo scempio. E’ chiaro – dice l’avvocato – che i patti parasociali a questo punto vanno cambiati e va ricercato sul mercato un partner industriale, e ce ne sono molti in lista d’attesa, che vuole investire sul nostro sistema aeroportuale del Garda, uno dei più ricchi d’Europa. Basta calcolare che il reddito pro-capite di Verona, Trento e Brescia è superiore a quello della baviera”.

Intanto Valdegamberi denuncia “l’incompetenza che Save ha sempre avuto nel definire una strategia di sviluppo non solo per Brescia ma anche per la stessa Verona”.

“L’opzione di rinunciare al terminal passeggeri – spiega il consigliere regionale – è la prova madre, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, dell’incapacità, o meglio, della volontà distruttiva di Save. Con l’arrivo del partner industriale Save, i vari Riello ed Arena hanno annunciato (sempre e solo annunciato) montagne di investimenti. Invece, oltre ad essere rimasti meri slogan, ora non hanno neanche i soldi per realizzare un nuovo magazzino, assolutamente necessario vista la crescita esponenziale dei corrieri espresso, non certo per Save, ma per un lavoro che è stato promosso e realizzato molti anni prima”. 

“Mi pare che Save ormai non abbia capitali e vada verso un cambio azionario. Visto da fuori non ha fondi neanche per lo scalo di Venezia, figuriamoci per Brescia o Verona; ma quello che più indigna è la totale indifferenza con cui il territorio e soprattutto i soci pubblici stanno assistendo a questa morte assistita. I veronesi stanno pagando cara la tanto osannata scelta (non certo dal sottoscritto) di aver voluto evitare una gara pubblica internazionale per consegnare il Catullo-Montichiari con i raggiri all’italiana a Save: investimenti promessi zero, anzi dimissioni. Qualcuno sarà chiamato a renderne conto”, conclude duramente Valdegamberi.


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