Home Articoli Cariverona precisa sui 15 milioni dati alla Revo di Alberto Minali, Ottaviani...

Cariverona precisa sui 15 milioni dati alla Revo di Alberto Minali, Ottaviani risponde: “Basta leggere ciò che è pubblicato su internet”

Pubblicità
“Autospurgo

Cariverona ci chiede con grande cortesia di pubblicare questa precisazione che facciamo con piacere e democrazia, nel rispetto dell’indipendenza dell’informazione.

Egregio Direttore,

l’articolo “Cariverona: regalo di 15 milioni a Minali” – pubblicato con molta evidenza a sua firma sul Mattino di Verona dell’8 giugno – concentra  inesattezze e distorsioni inaccettabili riguardo l’operato della Fondazione.

Fin nel titolo, l’articolo qualifica come “regalo” la decisione di Cariverona di sottoscrivere una quota di Revo, una Spac di recente costituzione e quotazione presso il mercato Aim di Borsa Italiana (nel testo Revo viene definita – in termini assai erronei e fuorvianti – come “micro-assicurazione”).

E’ ovviamente privo di qualsiasi fondamento che gli organi di governo della Fondazione abbiano potuto decidere di “regalare” una quota del patrimonio dell’Ente. L’investimento in Revo è stato invece valutato e deciso dal Consiglio di Amministrazione – come altri della stessa natura – in aderenza al principio di diversificazione degli attivi  E’ il criterio che ispira sempre la gestione patrimoniale di Cariverona, rispondendo sia alle buone pratiche degli investitori istituzionali sui mercati finanziari sia ai costanti indirizzi delle autorità di vigilanza.

Un investimento di motivazione analoga – di maggior impegno finanziario – era stato deciso quattro anni fa dalla Fondazione in Cattolica d’Assicurazioni. La decisione di rilevare il 3% della compagnia – da un collocamento sul mercato avviato dalla Banca Popolare di Vicenza – è stata presa allora alcune settimane prima della chiamata del dottor Alberto Minali come amministratore delegato. Fino a quando il dottor Minali ha avuto poteri e responsabilità di guida operativa di Cattolica, per Cariverona l’impiego patrimoniale si è rivelato costantemente adeguato nella capacità di protezione e generazione di valore e congruo nella remunerazione. Ha risposto cioé in modo pieno a entrambi i requisiti fissati dalle normative e dallo statuto per la gestione patrimoniale dell’Ente. 

Quando il Consiglio d’Amministrazione di Cattolica ha esonerato il dottor Minali le reazioni del mercato hanno immediatamente corroborato l’attesa che Cattolica non avrebbe mantenuto in futuro gli standard precedenti di redditività e solidità riconosciuta dal mercato: ciò che poi è avvenuto, richiamando successivamente sulla compagnia l’attenzione di diverse autorità di vigilanza e imponendo infine l’ingresso proprietario di un nuovo gruppo assicurativo.  

Questo è il quadro corretto entro cui va collocata – in termini ribaditi – la decisione di Cariverona di ridurre la partecipazione in Cattolica e quindi la scelta, successiva e indipendente, di investire in Revo. 

Ancora, l’articolo afferma che “la Fondazione ha polemizzato in questi mesi con il presidente di Save, Enrico Marchi, che controlla e gestisce il Catullo per poi sottoscrivere l’aumento di capitale e ritirarsi in buon ordine lasciando le cose come stavano“.  Neppure questa affermazione corrisponde ai fatti.

Negli scorsi mesi il Presidente di Cariverona ha prospettato in un’intervista la disponibilità della Fondazione a valutare l’acquisto della partecipazione di Save in Catullo qualora fosse stata posta in vendita. Il Presidente di Save ha declinato pubblicamente la disponibilità,  escludendo che la partecipazione in Catullo fosse da considerarsi in vendita. Nessuna polemica.

La decisione di aderire alla ricapitalizzazione del Catullo è stata assunta dagli organi di governo della Fondazione nell’ambito della totale autonomia dell’Ente: socio di minoranza non legato da alcun accordo parasociale. Altri soci del Catullo hanno “polemizzato con Save in questi mesi”. Sono stati altri soci a mettere pubblicamente in discussione la situazione e le prospettive degli scali di Villafranca e Montichiari, annunciando in questo contesto un nuovo accordo parasociale.

Con riguardo all’aumento di capitale deliberato e perfezionato da Veronafiere Spa, secondo l’articolo “gli uomini di palazzo Forti hanno battuto i pugni sul tavolo chiedendo cambiamenti radicali di governance e di persone, e poi alla fine hanno sottoscritto l’aumento di capitale per qualche altro milione di euro“. Si tratta anche in questo caso di una ricostruzione gravemente distorta.

In sede di assemblea straordinaria di VeronaFiere per la delibera di aumento di capitale, Cariverona ha preannunciato la formale disponibilità a sottoscrivere l’aumento, reiterando alcune richieste di modernizzazione – sul terreno della governance e della strategia – non più rinviabili dopo la sua trasformazione da ente pubblico a società per azioni. Nel mentre gli altri soci hanno atteso fino all’ultimo giorno per confermare la sottoscrizione (salvo infine uno, che ha parzialmente disertato)  le richieste di Cariverona hanno formato oggetto di un successivo confronto fra i soci, in sedi e attraverso procedure strutturate. Il confronto ha portato alla sottoscrizione preventiva – da parte di tutti i soci – di un “documento programmatico”. A questo documento è stato fatto preciso riferimento in sede di presentazione pubblica dell’operazione, presenti il Presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, e il Sindaco di Verona, Federico Sboarina. E’ sulla base dell’esito del confronto fra i soci che Cariverona ha confermato il suo impegno, dando esecuzione alla sottoscrizione dell’aumento, nell’ambito del mandato fissato dai propri organi di governo. La Fondazione ha voluto così dare pieno e immediato appoggio alle esigenze straordinarie di sostegno e rilancio di una realtà fondamentale per l’intera economia veronese e per tutte le sue imprese.

Appare infine del tutto sorprendente l’affermazione secondo cui Carlo Azeglio Ciampi – allora ministro del Tesoro, alla vigilia della sua elezione alla Presidenza della Repubblica – avrebbe varato la legge di disciplina organica delle Fondazioni di origine bancaria (battezzata poi con il suo nome e tuttora in vigore) per permettere agli Enti “di utilizzare a loro piacimento i soldi delle comunità”. Sarebbe stata dunque la legge Ciampi – a consentire che “quasi tutte le Fondazioni” venissero amministrate “malissimo, depredando e impoverendo città, province e regioni“. Anche in questo caso i fatti dicono il contrario: i casi di cattiva amministrazione che hanno interessato alcune Fondazioni – fortunatamente in numero contenuto – sono risultati puntualmente collegati a violazioni delle prescrizioni della legge Ciampi. E ciò è spesso avvenuto in contesti cittadini e territoriali che – lungi dall’essere stati “depredati” dalle loro Fondazioni – hanno invece spesso contribuito al declino e dissesto degli Enti, dopo aver non di rado assistito anche alle crisi di primarie istituzioni bancarie e assicurative.

Achille Ottiaviani ri-ri-precisa: “Ciò che il nostro giornale ha scritto è quanto è pubblicato in più articoli e servizi che si possono leggere su internet, pubblicati da altri organi di informazione. Sul termine “regalo”, non ho ricordi che Cariverona abbia dato contributi di egual valore a dei privati che hanno intrapreso anche importanti attività in qualsiasi settore merceologico. Ringrazio Cariverona per la cortesia della precisazione che ci ha richiesto e che da democratici e indipendenti pubblichiamo”.


Questo articolo può interessare ad altri? Condividilo subito!