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Il “banchetto” della discordia alla Sagra del Ceo, arriva la replica di Traguardi

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Dopo un anno e più di fermo a causa dell’emergenza Covid è tornata nel verde del grande Parco di Villa Pullé la famosa Sagra del Ceo, giunta alla 42esima edizione (sarebbe stata la 43esima contando la prima nel lontano 1979).

Certo non è stata la solita sagra a causa delle limitazioni anti-Covid, con mascherine, gel igienizzante e distanziamento, ma non sono mancate leggerezza ed allegria, condite da musica dal vivo e dai famosi piatti della sagra. E per la gioia dei più piccoli sono tornati i giochi e le mostre.

Alcune persone però hanno notato – come si vede in un post pubblicato su Facebook – che tra gli stand faceva capolino anche un “banchetto” di Traguardi, la lista civica rappresentata in consiglio comunale da Tommaso Ferrari.

Niente di strano avranno pensato in molti, se non fosse che mettere un “banchetto” in mezzo ad una strada si configura come occupazione del suolo pubblico, e sarebbe quindi illegittima e senza specifiche autorizzazioni, poiché durante le sagre queste non vengono rilasciate a partiti e movimenti.

Abbiamo chiesto una replica al gruppo di Traguardi che ha risposto: “L’episodio a cui fa riferimento il commento è avvenuto nell’ambito di una raccolta firme per l’area ex Cardi. Si tratta di un’iniziativa portata avanti da attiviste e attivisti del nostro gruppo di quartiere del Chievo, che ha previsto la distribuzione di moduli di raccolta firme nelle settimane prima della Sagra”.

“Il tavolino nella foto altro non è che un supporto mobile (con ruote) per trasportare i moduli che i residenti firmatari ci riconsegnavano – spiegano da Traguardi -. Un supporto temporaneo, come una bici parcheggiata momentaneamente nell’area della sagra, che non configura occupazione di suolo pubblico”.

“Proprio perché si tratta di un’iniziativa del gruppo Traguardi del Chievo, rivolta esclusivamente ai residenti contattati in precedenza – spiegano ancora -, si è scelta l’occasione della sagra per la raccolta dei moduli. Nessun banchetto di propaganda, dunque, dove l’esposizione dei nostri simboli era finalizzata a fare un paio di foto per documentare l’attività del gruppo”.

“Se questi sono rimasti esposti più del dovuto, si è trattato di un errore per il quale ci scusiamo – dicono i ragazzi di Traguardi -, ma la sensazione è che la campagna elettorale già in corso renda alcuni personaggi della politica veronese particolarmente suscettibili. Ci rendiamo conto che il nostro modo di lavorare sul territorio rischi di mettere in gioco logiche vecchie di decenni e rendite di posizione, ma pensiamo che la città abbia cose ben più serie a cui pensare rispetto ai carrellini di Traguardi”.


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