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Green pass in Consiglio comunale, per Zelger è “discriminatorio e non limita i contagi”

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Ieri il consigliere Alberto Zelger (Lega) è intervenuto durante il consiglio comunale – che dopo mesi di modalità mista di convocazione si è tenuto in presenza – per denunciare il fatto che sui social e sui quotidiani siano state pubblicate alcune affermazioni offensive della sua persona, per il fatto di aver sostenuto opinioni contrarie al Green pass, che dice il consigliere sono “condivise per altro da almeno 15 milioni di italiani, nonostante il continuo martellamento mediatico, finanziato dal governo con 50 milioni di euro”.

“Siamo tutti dispiaciuti – continua il consigliere – per questa modalità mista di convocazione dei consigli comunali. Osservo soltanto che la scelta di convocarci tutti in presenza in Sala Gozzi è illegittima e controproducente – ai fini di contenere il contagio – per una serie di motivi”.

Eccoli spiegati di seguito, punto per punto. Per prima cosa “il Green pass per gli eletti è stato istituito dal DL 21 settembre 2021 n. 127, con decorrenza 15 ottobre, quindi, fino a tale data nessuno è autorizzato a chiedere tale documento né ad impedirmi l’accesso alla sala consiliare”. Secondo, per il consigliere  “la Sala Gozzi non consente di rispettare le distanze di sicurezza e il Green pass non impedisce la diffusione del contagio, perché chi ha il certificato verde può comunque contagiare altri – e sottolinea che – vari episodi dimostrano inoltre che il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, pur dotandosi di green pass e tampone, non impedisce la nascita di nuovi focolai”.

Inoltre, spiega sempre Zelger “la decisione di discriminare i consiglieri fra chi esibisce e chi non esibisce il Green pass è comunque in contrasto col punto 36 del Regolamento europeo 953/2021, che è sovraordinato alle leggi italiane e può essere fatto valere dinanzi a qualsiasi tribunale – in più spiega ancora il consigliere – la conferenza dei capi-gruppo non ha il potere di limitare l’esercizio delle funzioni di un consigliere eletto o di obbligare un consigliere ad esporsi al rischio contagio o di impedire il suo libero accesso alle sale delle riunioni e agli altri spazi istituzionali”.


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