Home Ambiente Cambiamenti climatici: ecco come Open immagina la Verona del futuro

Cambiamenti climatici: ecco come Open immagina la Verona del futuro

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A pochi giorni dalla chiusura del G20 di Roma e durante la COP26 di Glasgow, la rassegna Open – Sostenibili Attività affronta il tema del rapporto tra città e cambiamenti climatici, analizzando la situazione di Verona e di altre realtà italiane. Il centro della discussione sono i quattro pilastri necessari alla creazione di “città sostenibili” – edilizia sostenibile, trasporti, riforestazione e uso di fonti di energia che limitino la dispersione di gas serra nell’atmosfera – che devono essere rafforzati entro il 2050, anno prefissato dai Paesi Europei per il raggiungimento della neutralità climatica.

L’evento, tenutosi il 3 novembre nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, nasce da un dato raccolto e spiegato da Chiara Wolter, architetto ed esperta di Energia di Ambiente Italia: “Le città, gli agglomerati urbani — ha spiegato — sono responsabili per l’80% delle emissioni di gas serra. Per questo motivo, la decarbonizzazione completa, prevista per il 2050, rappresenta una sfida altissima, alzando di molto l’asticella rispetto ai precedenti programmi come Europa 2020.”

Wolter spiega quale sarebbe, secondo lei, il miglior punto di partenza: “Il 62% dei comuni italiani, che a loro volta contano il 90% della popolazione, hanno aderito a un patto per il clima. Tra questi c’è anche Verona. Per poter capire quali sono le possibilità d’azione, bisogna capire quali settori “emettono” di più. Negli ultimi anni, quello dei trasporti, si è posizionato al primo posto, con il 33.6% delle emissioni, superando il residenziale, responsabile del 28,3% delle emissioni. Per raggiungere gli obiettivi sarà necessario individuare soluzioni in tutti gli ambiti: dall’efficientamento energetico degli edifici, alla mobilità sostenibile, fino al ricorso del teleriscaldamento per gli edifici».

Per Dino Zardi, docente di Ingegneria Civile Ambientale dell’Università di Trento, “gli effetti dei cambiamenti climatici sono assolutamente evidenti, non solo su scala mondiale, ma anche nei nostri microclimi. Particolarmente impattante, per Verona, è l’isola di calore urbana, come hanno sottolineato di recente alcuni studi svolti a partire dai dati raccolti dalle stazioni meteorologiche locali, mentre è svantaggiato l’aerale di Verona Sud, con la zona industriale. In questo contesto, la presenza di alberi può fare la differenza, con un calo di oltre due gradi, tantissimi in un contesto del genere.”

Su questo si basa il progetto “Forestami”, portato avanti dalla Città Metropolitana di Milano. Si punta alla messa a dimora di oltre 3 milioni di alberi nel capoluogo lombardo e nell’hinterland entro il 2030. “Hanno aderito 45 comuni. — ha spiegato Maria Chiara Pastore, ricercatrice del Politecnico che segue l’iniziativa — L’obiettivo è quello di arrivare a un vero e proprio parco metropolitano.”

Infine, riguardo il trasporto pubblico, ci si chiede se sia possibile arrivare a connettere un’intera città in quindici minuti. “La strada per un trasporto pubblico efficiente — afferma Maurizio Tira, Ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica nell’Università degli Studi di Brescia e Presidente Società Italiana degli Urbanisti — passa per una conciliazione tra il tessuto urbano già esistente: è impossibile imporre lo stesso modello a tutti. Allo stesso tempo, però, occorrerà, dal punto di vista urbanistico, adattarsi il più possibile.”


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