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Quale futuro per l’aeroporto Catullo? Croce: “Verona non può avere uno scalo di seconda categoria”

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Ha destato parecchio interesse il dibattito sull’Aeroporto Catullo di martedì scorso “Vizi privati e pubbliche virtù. Le prospettive dell’Aeroporto Catullo tra politica e mercato”, promosso da La città che sale. “Il problema, gravissimo, di queste vicende, non sta nel socio privato, che fa i suoi interessi, ma nei soci pubblici, a partire da quello principale, la Camera di Commercio di Verona, che hanno abdicato al loro ruolo. Non si sono mai fatti valere”. Questo il commento di Nicola Fiorini, noto professionista veronese, sui rapporti di governance interni al Catullo.

I dati parlano chiaro: “Nel 2019 il Catullo era al 16° posto, con 3,6 milioni di passeggeri – dice Fulvio Cavalleri, già presidente del Catullo -. Nel 2020 un dramma: il 98% dei dipendenti per vari mesi in Cassa integrazione, 2 miliardi di perdite di fatturato…un disastro. Ora c’è ripresa, ma lentissima!”. In questo quadro come giudicare l’azione di Save a Verona? “Quando nel 2014 la società di Marchi entrò nel Catullo – ha osservato Stefano Valdegamberi, consigliere regionale per Zaia -, tutti acclamarono entusiasti: io lamentai l’opacità delle modalità di ingresso, senza bandire una gara; e i pericoli della subalternità a Venezia. I risultati degli anni successivi mi hanno dato ragione – ma non furono solo i politici a sbagliare -. Anche le categorie economiche non si resero conto di quello che stava accadendo”.

Davvero SAVE ha sacrificato Verona per la Serenissima? “In passato, una partita che abbiamo perso si chiama Ryan Air – ha sottolineato il senatore Massimo Ferro, già presidente del Catullo anni fa – che tra Brescia e Bergamo scelse quest’ultima. Lì abbiamo perso una chance e dobbiamo chiederci perché”. E SAVE? “Ha salvato l’aeroporto dal fallimento – ha sottolineato Ferro – non dimentichiamolo. Dopodiché un imprenditore ragiona come tale. E non dimentichiamo che Verona non può, commercialmente, essere messa sullo stesso piano di Venezia, che gioca un’altra partita”.

Ma secondo altri, “non è vero, dati alla mano, che il Catullo è stato salvato da SAVE – ha ribattuto l’onorevole Gian Pietro Dal Moro – né che la pandemia ci abbia danneggiato più di altri: anche negli anni precedenti crescevamo molto più lentamente. D’altra parte, dei 66 milioni di investimenti promessi da SAVE allora, quanti ne sono arrivati, finora? Zero. Sono molto preoccupato – ha concluso Dal Moro – perché dopo sette anni siamo ancora in una fase di grande incertezza. Occorre trovare il sistema di cambiare radicalmente gli equilibri all’interno della società”.

Il sentimento comune è uno: Verona si merita un aeroporto di livello internazionale all’altezza delle sue ambizioni, ma “del rilancio dell’aeroporto Catullo si parla da anni, però la situazione pare bloccata, anzi invece di andare avanti stiamo andando indietro”, dice attraverso una nota stampa il leader di Prima Verona, Michele Croce.

Il socio privato Save ha giocato la sua partita e negli anni è arrivato a controllare tutto il traffico aereo del Nordest con al centro Venezia e Treviso, mentre Verona e Brescia sono diventati scali di seconda categoria, sempre più marginali. “Dal 2014, da quando cioè SAVE è entrata nel sistema aeroporti del Garda (Villafranca e Montichiari), gli scali di Bologna, Bergamo, Treviso e Venezia sono cresciuti in modo esponenziale. Verona no. Anche togliendo l’anno Covid 2020, il Catullo ha sempre galleggiato sotto i 4 milioni di passeggeri annui (gli stessi di dieci anni fa), quando per il territorio che esprime potrebbe tranquillamente aspirare ai 10 milioni, come avviene per gli scali limitrofi.”

“Non è tempo più di rimuginare sul passato, ma di investire sul futuro – spiega Croce -. Mentre i vettori più importanti abbandonano l’aeroporto scaligero per fare base a Venezia o Treviso, accolti tra l’altro con grandi investimenti, dobbiamo rilanciare il nostro scalo e non accettare passivamente che il socio privato faccio il bello e il cattivo tempo. Verona non deve essere una città vassallo di altre province vicine, né essere succube di interessi privati”.

Se non si interviene in fretta il destino dello scalo rischia di essere segnato e le previsioni a lungo termine, aggravate anche dalla situazione Covid, non fanno ben sperare. “Verona deve rendersi attrattiva, investire su progetti e infrastrutture capaci di spostare il traffico aereo sulla nostra città e trattare con Save la vendita delle quote e poi indire una gara internazionale per trovare un nuovo socio investitore”, spiega il leader di Prima Verona.

“Per questo serve la collaborazione di realtà radicate nel territorio e disposte a investire sul futuro del territorio, come la Fondazione Cariverona, per tornare a dare un futuro al nostro aeroporto e coinvolgere dei partner internazionali questa volta davvero interessati ad investire su Catullo e Montichiari”.


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