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Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne: i dipendenti dell’Ospedale della Donna e del Bambino partecipano all’iniziativa di Posto Occupato

giornata contro violenza donne - posto occupato
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Oggi, 25 novembre 2021, nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, anche i dipendenti dell’Ospedale della Donna e del Bambino hanno voluto partecipare all’iniziativa di Posto Occupato riservando un posto concreto a tutte le donne vittime di violenza all’interno della sala di attesa del Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico. Il senso di questo gesto è quello di rendere questa assenza-presenza una memoria tangibile e un monito per non sottovalutare i sintomi della violenza, di cui il femminicidio è l’ultimo atto estremo commesso sul corpo di una donna. 

Posto Occupato è un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto si vuole riservare a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga.”

Con l’espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza, da quella psicologica e fisica fino a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino all’atto più estremo, quello del femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso. In particolar modo la violenza contro le donne è un fenomeno che affonda le sue radici nell’antichità ma che pervade profondamente ancora oggi la nostra società anche se risulta difficilmente misurabile perché in larga parte sommerso. 

In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da una persona conosciuta: da parte di partner o ex partner, parenti o amici.

Secondo l’ultimo report del Servizio Analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale le violenze sulle donne e i femminicidi stanno manifestando un trend di risalita, dopo una serie di anni positivi in cui questo tipo di crimini aveva subito una battuta di arresto. In termini assoluti, le donne vittime di omicidi sono state 141 nel 2018, 111 nel 2019 e 116 nel 2020 ma la percentuale di vittime donne sul totale degli omicidi volontari e’ salita dal 35% del 2019 al 40,5% del 2020. Anche quest’anno, fino al 7 novembre, il trend si conferma in ulteriore ascesa (41,7%). Infatti fino ad oggi, rispetto allo stesso periodo del 2020, le vittime di genere femminile aumentano invece da 97 a 103 (+6%), con un aumento dei femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo (+5%), da 83 a 87. Un analogo incremento (+5%) si registra anche per le donne vittime di partner o ex che passano da 57 a 60.

Oltre alla violenza fisica o sessuale le donne con un partner subiscono anche violenza psicologica ed economica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia.

Ad aggravare queste situazioni ha contribuito sicuramente il confinamento domiciliare dovuto al lockdown dato che un numero indefinito di donne, nel nostro paese e nel resto del mondo, si è ritrovata ad affrontare una convivenza forzata con il proprio aguzzino. Si stima infatti che l’85% dei femminicidi avvengano tra le mura domestiche o per mano dell’ex partner.

A conferma di ciò, secondo i dati raccolti dall’Istat nello studio Violenza di genere ai tempi del Covid, che hanno preso in esame le chiamate al numero 1522 (servizio pubblico contro la violenza e lo stalking, istituto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Dipartimento per le Pari Opportunità) durante i mesi del lockdown, le telefonate ai numeri antiviolenza sono aumentate del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019 e anche nel corso del primo trimestre del 2021 le richieste di auto sono continuate ad aumentare, con 7.974 chiamate valide e 4.310 vittime, in aumento rispetto al primo trimestre del 2020 (+38,8%), ma lontane dal picco del secondo trimestre 2020.

Alle difficoltà delle donne che subiscono violenza si aggiunge poi il tema della violenza assistita subita da parte dei minori che vivono e assistono situazioni di violenza in famiglia, amplificate per i gruppi di popolazione particolarmente vulnerabili, come le donne straniere e disabili, o appartenenti a realtà sociali ed economiche svantaggiate.

Purtroppo a fronte di un aumento di richieste di aiuto, la maggior parte delle donne non denuncia la violenza subita, proprio perché consumata per lo più all’interno di contesti familiari. I motivi della mancata denuncia sono legati alle conseguenze negative che si possono generare nel contesto familiare (21.6%), alla paura generica (13.4%), alla paura della reazione del violento (10.9%), all’incertezza sul dopo (6.0%), alla poca fiducia nelle Forze dell’Ordine o perché queste ultime hanno sconsigliato di fare denuncia (3.3%). Tra le vittime, il 2.8% ha ritirato la denuncia e più di una su tre (il 40.4%) è tornata dal maltrattante.

Il Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico da quasi 20 anni attua con il suo percorso dedicato di centro di riferimento un aiuto concreto alle vittime di violenza. Queste vengono accolte dal Pronto Soccorso in ambiente appositamente allestito e separato dalla comune attività clinica, solo da personale sanitario femminile ostetrico ginecologico con esperienza specifica nell’aiuto nelle prime fasi che seguono al dramma della violenza. Viene offerta inoltre la realtà di consulenze preordinate dedicate, Infettivologia, Pediatria e da ora anche Psicologia, coordinate da anni dalla Medicina Legale nella figura della Dr.ssa Giovanna Del Balzo volta ad aiutare la vittima nella ricostruzione di sé stessa.


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