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Ripresa economica e infortuni sul lavoro: denunce in aumento anche nel terzo trimestre

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Anche per il terzo trimestre del 2021 i dati Inail confermano la forte crescita delle denunce di infortuni sul lavoro, un effetto “collaterale” della ripresa economica per nulla scontato, anzi in aperta contraddizione con i principi che ispirano il Piano nazionale di ripresa e resilienza che sono all’insegna della sostenibilità e della sicurezza. I dati arrivano dallo Sportello Salute Cgil Verona e dalla Camera del lavoro di Verona.

Dal 1° gennaio al 30 settembre 2021, rispetto ai primi nove mesi del 2020, l’Inail ha infatti registrato una crescita del +8,12% delle denunce di infortunio a livello nazionale; del +15,86% a livello regionale veneto e del +9,78% a livello provinciale per Verona.

Confrontata con quella delle altre province venete, la variazione veronese appara più bassa; fanno peggio Venezia (+22,51%), Rovigo (+19,76%), Vicenza (+17,35%), Padova (+16,1%), Treviso (+15,72%). Tuttavia il territorio scaligero parte da numeri assoluti ben più alti: da 9.320 denunce infortuni dei primi nove mesi del 2020 passa ai 10.232 dei primi 9 mesi del 2021. Il territorio che più si avvicina a queste dimensioni è Vicenza che passa da 8.027 denunce dei primi 9 mesi del 2020 a 9.420 dei primi nove del 2021.

La medesima considerazione vale anche per le denunce di infortuni mortali: Verona fa registrare una riduzione di due unità, in controtendenza rispetto alle altre province venete, ma partiva dai livelli più alti di tutta la regione: 19 denunce di infortuni mortali nei primi nove mesi del 2020 contro le 17 del 2021. In crescita risultano anche le denunce di malattia professionale con Verona in testa con il +42,3% subito dietro a Rovigo (+50,66%).

Significative le differenze di genere: le donne rimaste coinvolte in infortuni sul lavoro in questi primi nove mesi sono il 35,6% a livello nazionale e il 32,7% a livello veneto. Gli infortuni sembrerebbero dunque un problema prettamente maschile ma, come suggeriva anche il Dossier Donne Inail del marzo 2021 (su dati 2020), questa interpretazione è almeno in parte viziata dalla compartimentazione ancora esistente nel mondo del lavoro: gli infortuni femminili sono l’89% nel settore dei servizi domestici e familiari, il 74,2% nel settore della Sanità e assistenza sociale, mentre scendono ad appena del 2,8% nel settore delle Costruzioni, dove le donne sono meno presenti.

Allo stesso modo: andando o tornando dal lavoro (infortuni in itinere) le donne si infortunano anche di più degli uomini (nel 2020 54.299 denunce contro le 51.524 degli uomini), dimostrando quindi una maggiore esposizione al rischio, forse riconducibile alla ben nota difficoltà di conciliare tempi di vita, tempi di lavoro e tempi dedicati alla famiglia che produce carriere più frammentate e part time involontario. Ma solo il 20% delle donne si infortuna guidando un mezzo di trasporto durante il lavoro, segno che in questo tipo di mansioni le donne sono ancora molto poco presenti.

“Come Sindacato – si legge nella nota della Cgil – riteniamo fondamentale che all’interno dei luoghi di lavoro, le procedure di sicurezza, i dispositivi di protezione individuale, le postazioni di lavoro e le attrezzature, vengano progettate tenendo sempre più in considerazione le differenze di genere come del resto previsto dalle norme vigenti”.

“Aggiungiamo infine che appare ancora gravemente inadeguata e sottovalutata la prevenzione delle discriminazioni, molestie e violenze sui luoghi di lavoro. Come in tanti altri settori della società, il senso comune ci consegna infatti una falsa percezione di parità, mentre occorrerebbe una sensibilizzazione e una formazione specifiche che, a partire dai responsabili aziendali, consentisse di individuare e gestire gli episodi di discriminazione e molestia fin dal loro nascere. Perché anche il mondo del lavoro deve fare fino in fondo la sua parte nella lotta per la parità di genere”, chiude la nota.


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