Home Articoli In Veneto scoperto un nuovo rivoluzionario meccanismo per combattere l’obesità

In Veneto scoperto un nuovo rivoluzionario meccanismo per combattere l’obesità

Pubblicità
“Autospurgo

Grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto veneto di Medicina molecolare, è stato scoperto un meccanismo utile alla lotta contro l’obesità. La ricerca è stata portata avanti dalla Dottoressa Camilla Bean e coordinata dal Prof. Luca Scorrano e in seguito pubblicata sulla rivista “Nature Metabolism“.

L’obesità è spesso la causa di patologie cardiovascolari, diabete e tumori, ma ancora non esistono terapie farmacologiche che possano risolvere il problema. Lo studio della Dottoressa Bean parte dal presupposto che nel corpo umano sono presenti due tipi di grasso, il cosiddetto grasso bianco, che immagazzina i grassi, e quello bruno, che li distrugge e li converte in calore.

Poiché la quantità di grasso bruno è minima e diminuisce con l’età, i ricercatori hanno tentato di sviluppare una strategia che rendesse il grasso bianco simile a quello bruno. La risposta sta nella proteina chiamata Opa1, la quale controlla il metabolismo dei mitocondri ed è molto presente nel grasso degli individui normopeso. La Dottoressa Bean ha confermato che Opa1 stimola la conversione del grasso bianco attraverso la sintesi di urea, un prodotto di scarto generato dal fegato ed eliminato con l’urina. È proprio grazie alla sintesi dell’urea che si crea un prodotto, il fumarato, che trasforma il grasso bianco e lo rende capace di bruciare grassi.

Le congratulazioni per l’esito della ricerca arrivano anche dal Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, esprime la sua soddisfazione: “Un passo avanti importante nella lotta a una delle condizioni più diffuse e pericolose al mondo porta la firma della ricerca veneta. Con orgoglio rivolgo i miei complimenti ai ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare, il cui lavoro apre nuove prospettive nella lotta all’obesità”.

Il Presidente conclude: “Una scoperta che costituisce una speranza in più per combattere una condizione che è una vera e propria patologia, foriera di tante gravi complicazioni, a volte mortali e ancora purtroppo priva di terapie farmacologiche. La ricerca in questo settore è una ricerca salvavita, alla quale auguro il miglior successo, con l’orgoglio di trovarci di fronte a un lavoro prestigioso tutto veneto”.


Questo articolo può interessare ad altri? Condividilo subito!