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Pnrr: dopo le polemiche delle opposizioni per il mancato ottenimento dei fondi arriva la replica dell’ass. Segala

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“Il Pnrr- Piano nazionale di ripresa e resilienza assegna quasi la metà dei fondi per la rigenerazione urbana a 4 regioni del sud. Dei 3,4 miliardi complessivi, 451 milioni sono stati destinati alla Campania, 408 alla Sicilia, 387 alla Puglia e 328 al Lazio. Mentre il Veneto è fanalino di coda con soli 30 milioni. Seguono solo Valle D’Aosta, Friuli, Trentino e Basilicata”, questo è quanto emerge dalla conferenza stampa di stamattina tenuta dall’Assessore all’Urbanistica Ilaria Segala. Presente anche il dirigente alle Politiche comunitarie Giuseppe Baratta.

“A fare da ago della bilancia nell’assegnazione dei fondi, fra i vari parametri, è l’indice Istat di vulnerabilità sociale e materiale, che valuta fattori quali alfabetizzazione, percentuale di disoccupazione, inattività giovanile e percentuale di famiglie con disagio economico. Motivo per cui Verona, nonostante i due progetti ammessi, in quanto perfettamente adeguati e in linea con il bando, al momento non vede finanziata né la riqualificazione di parte dell’Arsenale né la realizzazione del Parco della Cultura Urbana. Troppo basso l’indice scaligero, in quanto elevata la qualità della vita”, spiega l’assessore.

Verona e i progetti ammessi. Il bando prevedeva che ogni Comune presentasse interventi per un massimo di 20 milioni di euro. Da qua la scelta dell’Amministrazione comunale di chiedere finanziamenti per due importanti opere: Arsenale e Parco della Cultura urbana. Interventi in grado di rispondere a tutti i requisiti del bando, tra cui l’essere già inseriti nel Piano Triennale delle opere pubbliche e realizzabili nei tempi stretti previsti dal Pnrr, entro il 2023 aggiudicazione lavori ed entro il 2026 fine cantieri. Parametri stringenti per cui tanti Comuni potrebbero, invece, rinunciare alle sovvenzioni.

La graduatoria definitiva, che posiziona Verona al 69° e al 70° posto tra gli ammessi non finanziati, vede il comune di Sant’Antimo, Napoli, al primo posto tra gli ammessi finanziati con un indice di vulnerabilità di 119,64. Bergamo, ultimo Comune con progetti sovvenzionati, registra ‘vulnerabilità e degrado’ pari a 98,94. Verona arriva solo dopo, con un indice di 98,22. E quindi esclusa dai fondi, almeno per il momento. Il Governo con l’ultima Finanziaria avrebbe già destinato ulteriori 300 milioni per coprire i progetti esclusi. Ne mancherebbero altri 600 per finanziare tutti gli ammessi. Da qua l’appello ai parlamentari scaligeri, affinché vengano stanziati ulteriori somme, rispetto a quelle attuali che coprono la realizzazione di 1784 opere.

“È l’applicazione di questo indice che ci ha fortemente penalizzati – ha detto Segala -, e nient’altro. Sono parole al vento quelle delle minoranze, aggrappate a mille cavilli tutti inventati. I nostri non erano progetti raffazzonati, infatti sono stati promossi dalla severa selezione, ma abbiamo presentato una parte della visione complessiva per l’Arsenale, emersa dalla grande concertazione con i cittadini. Strano che stavolta alla sinistra non piaccia il processo partecipativo. Servivano progetti di recupero pronti e cantierabili e così sono i nostri, non era una gara al progetto più bello, ma interventi in linea con i requisiti anche di realizzazione. Infatti, i nostri sono stati ammessi con un ottimo punteggio, qualsiasi altra cosa detta è solo da parte di chi parla senza sapere. Il problema di Verona sta nell’indice di vulnerabilità, che danneggia tutto il Veneto, mentre le vicine città di Bergamo e Brescia hanno evidentemente un degrado sociale maggiore, accertato dall’indicatore. Speriamo che il Governo aumenti il budget e che la graduatoria rimanga valida. Sia per l’Arsenale, di cui è pronto il progetto definitivo, che per il Parco della Cultura urbana saremmo in grado di rispettare le tempistiche del bando, a differenza di tanti altri Comuni che potrebbero ritirarsi visti i parametri stingenti. Era difficile coinvolgere prima i parlamentari perché come tutti i bandi, con parametri decisi non certo territorialmente, bisogna aspettare l’esito della gara per sapere cosa succede, non si poteva certo intervenire sulla commissione giudicatrice”.


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