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D’Arienzo: “Da Verona una proposta di legge per sostenere l’imprenditoria femminile”

Vincenzo-DArienzo
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A prima firma del Senatore PD D’Arienzo, il PD ha presentato una proposta di legge per rivedere il Codice delle pari opportunità, introducendo le nozioni di imprenditrice e di impresa femminile in modo da promuovere l’uguaglianza sostanziale, specie nell’accesso al credito.

Rispetto alla totalità delle piccole e medie imprese attive in Italia, struttura portante del sistema produttivo nazionale, l’imprenditoria femminile rappresenta circa un quarto del totale. A fronte di questi dati di fatto, il codice delle pari opportunità identifica come imprenditoria femminile «le società cooperative e le società di persone, costituite in misura non inferiore al 60 per cento da donne, le società di capitali le cui quote di partecipazione spettino in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne, nonché le imprese individuali gestite da donne, che operino nei settori dell’industria, dell’artigianato, dell’agricoltura, del commercio, del turismo e dei servizi».

“Questa specifica attribuzione ha una conseguenza diretta sulle attività produttive in quanto molte di esse, pur essendo a principale conduzione femminile, si trovano nell’impossibilità di accedere a bonus, sgravi e incentivi riservati alle imprese femminili in quanto non formalmente rientranti in tale specifica nozione”, spiega il senatore.

La proposta, a prima firma D’Arienzo, delega il Governo a rivedere il codice delle pari opportunità al fine di introdurre le nozioni di imprenditrice e di impresa femminile e, quindi, a:

·      promuovere l’uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per donne e uomini nell’attività economica e imprenditoriale mediante lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, la formazione imprenditoriale e la professionalità delle donne imprenditrici nonché l’accesso al credito per le imprese a prevalente partecipazione o conduzione femminile;

·      favorire la presenza delle imprese a prevalente partecipazione o conduzione femminile, con specifica attenzione ai comparti più innovativi dei diversi settori produttivi;

·      definire la figura dell’imprenditrice, lo status di impresa femminile delle medesime (raccomandazione 2006/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003);

·      istituire presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura un’apposita sezione speciale del registro delle imprese;

·      definire le azioni positive finanziate dal Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile per sostenere l’avvio dell’attività, gli investimenti, il rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese; per programmi di formazione e di orientamento per il riequilibrio di genere per sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale, per la promozione del valore dell’impresa nelle istituzioni pubbliche e private, comprese quelle scolastiche e universitarie;

·      istituire il Comitato nazionale per l’imprenditoria femminile per il supporto alle azioni in materia di imprenditorialità femminile e in generale sui temi relativi alla presenza femminile nell’impresa e nell’economia.

D’Arienzo spiega: “L’idea di cambiare la norma è nata a Verona ed è stata presentata durante il convegno organizzato dal Gruppo Donne Imprenditrici Confimi Industria in Gran Guardia, la cui presidente nazionale è la veronese Vincenza Frasca. Quel convegno è stato uno stimolo per mettere mano ad una norma che è vecchia di trent’anni e che ormai addirittura penalizza l’imprenditoria femminile in una realtà lavorativa e imprenditoriale che negli anni si è evoluta riscontrando un sempre maggiore intervento e contributo da parte delle donne”.


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