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Il teatro come strumento di accettazione e libertà: terza tappa del progetto Dante in carcere

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“Autospurgo

Si è concluso con l’ascesa al cielo del Paradiso il viaggio nella Commedia iniziato con l’iniziativa promossa nella Casa Circondariale di Verona. Dal 2018, la compagnia di persone detenute Teatro del Montorio, diretta da Alessandro Anderloni, rilegge il Sommo Poeta. Cammino che gli attori hanno iniziato attraversando l’Inferno, hanno proseguito nel Purgatorio e che si è chiuso nei giorni scorsi con l’ascesa al cielo del Paradiso

Dopo aver attraversato i gironi dell’Inferno e aver raggiunto il Purgatorio, la compagnia Teatro del Montorio ha portato in scena, con la presenza viva delle persone, il Paradiso. Sette gli attori protagonisti, per la maggior parte giovanissimi, poco più che ventenni. Palcoscenico dello spettacolo Tratto a libertate, proposto in tre repliche (il 15, 16 e 17 giugno), è stato il cortile della sezione femminile in uno scenario circolare di teli bianchi. Qui gli attori hanno declamato i versi danteschi e, insieme, hanno condiviso parte delle esperienze della propria vita, prima e durante la carcerazione: il ricordo della loro personale Beatrice; l’ascesa per raggiungere la vetta più alta, e con essa la salvezza e la libertà, dopo aver visto e sentito il buio, il dolore, il male e la sua alterità; il rapporto con la giustizia.

Un confronto con Dante uomo, prima ancora che poeta, che è divenuto occasione di riflessione su quella libertà osservata dagli spazi ristretti delle celle, alla quale tornare ad aspirare, ma solo dopo aver intrapreso un personale percorso. Come nell’impervio cammino dall’inferno al purgatorio fino a giungere al paradiso e a quell’Amor che move il sole e l’altre stelle.

Il progetto Dante in carcere della Direzione del Carcere di Verona è realizzato dalla compagnia teatrale Le Falìe con il sostegno della Fondazione San Zeno. La direzione artistica è del regista e autore Alessandro Anderloni, la co-direzione delle attività laboratoriali è dell’attrice Isabella Dilavello.

“La ricerca della libertà, Tratto a libertate è l’omaggio che Dante nella candida rosa dei beati rivolge a Beatrice. Ognuno dei protagonisti dello spettacolo ha pensato a colei o a colui che l’ha tratto a libertà – spiega Alessandro Anderloni -. In questi quattro anni i protagonisti del laboratorio teatrale, prosegue, «hanno camminato la Commedia. Siamo partiti dalla città dolente dell’Inferno, abbiamo arrampicato sulla montagna del Purgatorio. Poi, nel bianco del Paradiso, abbiamo cercato nei versi di Dante la nostra libertà2. In questo luogo, evidenzia il regista, “gli endecasillabi danteschi acquisiscono una risonanza grandiosa. La parola libertà risuona in modo grandioso. E la mia riconoscenza va alla grande comunità del carcere e ai sette coraggiosi che qui hanno intonato il canto della speranza della libertà”.

Lo spettacolo è stato “un momento di convivialità e di condivisione di una grande esperienza umana. Per i detenuti è stato un messaggio di solidarietà, accettazione, rispetto e assenza di qualunque pregiudizio”, commenta Maria Grazia Bregoli, direttrice della Casa Circondariale di Verona. Tra le parole che riecheggiano, ce n’è una in particolare: giustizia. “Richiama il rispetto di uno dei fondamentali diritti che ciascuno di noi ha, quello alla propria dignità e alla libertà personale. Essere in carcere non vuol dire perdere i contatti con il mondo esterno, ma restare cittadini. Giustizia – conclude – come giustizia sociale, rispetto. Dignità della persona intesa non solo come persona umana ma come dignità sociale”.


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