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Verona: licenziato dal vescovo Zenti il teologo e docente di religione Marco Campedelli

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La vendetta è un piatto che va servito freddo. Mons. Giuseppe Zenti, alla guida della diocesi di Verona dal 2007, già dimissionario dal marzo scorso per raggiunti limiti di età, ha “licenziato” il teologo e insegnante di religione Marco Campedelli, colpevole di aver risposto, alla vigili del secondo turno elettorale, alla lettera di Zenti.

Prima del ballottaggio fra i due candidati sindaco – Damiano Tommasi per il centrosinistra e Federico Sboarina sostenuto dalla destra –, il vescovo era infatti intervenuto per dare indicazioni di voto ai fedeli. Qualche giorno dopo la diffusione della lettera di Zenti, Marco Campedelli rispondeva al vescovo con una lettera aperta, diffusa dal giornale adista e diventata virale in città, che faceva riferimento al libero pensiero e intendeva incoraggiare un dialogo, un confronto e un «intelligente e responsabile dissenso», con tante domande poste al vescovo uscente.

“Oggi nel 2022, c’è bisogno che il prete dica ancora alla gente che cosa votare? Siamo sicuri che i laici e le laiche circa la vita, con la sua concretezza, siano meno esperti dei preti (che circa la vita in realtà sono sempre un po’ in ritardo)? Perché il vescovo Zenti su certi temi nella lettera è cosi preciso e dettagliato: parla di “gender” “scuola cattolica” e su altri è cosi generico come “accoglienza dello straniero”. Perché allora in questo caso non parlare di “ius soli” o di “ius culturae”? Perché il vescovo Zenti ha messo cosi tanto zelo nel voler ostacolare e chiudere esperienze in città e in provincia particolarmente attente al dialogo con le diversità?”.

Alla fine al ballottaggio l’ha spuntata Tommasi e la città è andata ad un cattolico, ma di centrosinistra. E il vescovo, in procinto di lasciare la diocesi – con il suo successore che dovrebbe ufficialmente essere nominato a giorni – ha deciso di licenziare Marco Campedelli dal suo incarico di insegnante di religione al liceo Maffei. Un incarico che portava avanti da ben 22 anni e al quale teneva molto, sotto il profilo umano e pedagogico. Una misura che adesso si fa fatica a giustificare, soprattutto per i ragazzi che non lo rivedranno più in aula.

“Cosa pensare politicamente di quanto è accaduto? – commentano i politici di Più Europa Lorenzo Dalai e Giorgio Pasetto -. Ma in Italia il rapporto tra Chiesa e politica può essere laicamente vissuto? A questo riguardo è sufficiente dire che Giuseppe Zenti è l’esponente di quella superata concezione del mondo che anche Papa Francesco deplora insistentemente denominandola “clericalismo”. Clericalismo è la concezione del clero come potere, come potere assoluto, a cui anche il potere politico deve su alcune cose sottostare. Insomma siamo ancora a Gregorio VII, Bonifacio VIII, Pio IX, e per tornare ai giorni nostri al card. Ruini”.

“Resta sullo sfondo un problema irrisolto, frutto di un Concordato che permette ai vescovi di nominare, senza concorso, gli insegnanti di Religione, peraltro poi stipendiati dallo Stato. Che i vescovi abbiano autorità sui parroci è chiaramente una loro potestà, ma che abbiano autorità anche sui docenti, pagati da tutta la comunità, francamente è qualcosa di illogico e incongruo – dicono i due -. Dal punto di vista umano la nostra solidarietà va a Marco Campedelli, senza se e senza ma. Per quel riguarda il vescovo dimissionario pensiamo sia un bruttissimo modo di accomiatarsi, dopo un lungo periodo costellato di episodi deleteri per lui e per la nostra città”.



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