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Violenza sulle donne, il 25 novembre Aiaf Veneto incontra gli studenti dell’Istituto Copernico Pasoli

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Il 25 novembre Aiaf Veneto entrerà nelle scuole per parlare di violenza invisibile. Una manager, una politica e una calciatrice racconteranno agli studenti dell’Istituto Copernico Pasoli storie fatte di discriminazione ma anche di successo.

Giulia Bettagno, direttrice generale di Cavit, Beatrice Verzé, Consigliera delegata alle Pari Opportunità del Comune di Verona e Arianna Pomposelli, calciatrice di serie A e della nazionale sono tre donne che hanno fatto la differenza in un mondo prettamente maschile. Per il decimo anno consecutivo Aiaf Veneto, Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e i Minori, torna nelle scuole in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne insieme alla Rete “Scuola e territorio: Educare insieme” e a Prospettiva Famiglia.

L’appuntamento dal titolo “La violenza visibile e invisibile, tutti i mondi e i modi della violenza di genere” si concentrerà in particolar modo sulla discriminazione fatta di mezze parole, di battute, di demansionamenti al lavoro, di stipendi più bassi e di settori considerati per uomini.

Ad aprire l’incontro sarà la Presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santi a cui verrà affidato il compito di tracciare il quadro all’interno del quale ci si sta muovendo, riferendo il contenuto del lavoro della Commissione parlamentare d’Inchiesta sul
Femminicidio che ha presentato nei giorni scorsi una relazione al Senato.

“Abbiamo deciso di continuare il percorso che da dieci anni abbiamo intrapreso insieme a Rete “Scuola e Territorio” e a Prospettiva famiglia -spiega De Santi- perché crediamo che il formare una cultura nuova richieda tempo e un grande
investimento di energie
. Quest’anno abbiamo deciso di occuparci dell’humus della violenza visibile. Di quel concime che permette alla violenza fisica di attecchire. Una cultura che ancora sminuisce e svilisce la donna e crea i presupposti per tutto quello che viene dopo. Dobbiamo lavorare sul creare una base di parità che tolga terreno a chi è abituato ad agire come se la
violenza contro le donne fosse l’esercizio di un diritto”.


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