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Tommasi a gamba tesa su Fondazione Arena: “Sul nome del sovrintendente hanno prevalso le logiche di partito”

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Fondazione Arena di Verona è spaccata, il Cdi riconferma, contro le indicazioni del sindaco Tommasi, la sovrintendente Cecilia Gasdia. Una rottura che non passerà innoservata e rischia di avere ripercussioni molto pesanti sia sulla centesima edizione del festival areniano che nelle relazioni sindacali (che sono tutt’altro che buone).

“Credo che un manager che abbia una visione non possa accettare un incarico senza l’unanimità del Consiglio che gli deve dare supporto – commenta il sindaco Damiano Tommasi -. Il fatto che questo possa avvenire, da una parte mi preoccupa, dall’altra conferma la mia idea che serva la doppia anima di Fondazione, una responsabilità che andava presa come Consiglio d’Indirizzo. Stiamo parlando di Fondazione Arena di Verona, un ente lirico che ha un suo organo collegiale e decisionale, il Consiglio d’Indirizzo, di cui per statuto il sindaco ne è presidente, nel chiaro intento di darne una valenza cittadina. Fin dal primo giorno che abbiamo iniziato ad affrontare il tema, abbiamo condiviso la convinzione che una Fondazione di questo tipo debba essere gestita da un sovraintendente con capacità manageriali e un direttore artistico con capacità artistiche. Cecilia Gasdia era stata individuata come direttrice artistica dalla vecchia amministrazione, diventando poi sovrintendete per un cavillo tecnico, visto che a Gianfranco De Cesaris, diventato poi direttore generale, mancava specifica esperienza nel settore. Siamo fermamente convinti che la Fondazione abbia bisogno di queste due competenze e la nostra proposta è stata fatta con questa visione, nella proiezione di alzare lo sguardo oltre le mura di Verona, pensare a un ruolo internazionale ancora più marcato dell’ente e dargli nuovo respiro. Sicuramente la mia figura di Sindaco, come risultato delle elezioni comunali, ha inciso all’interno del Consiglio di Indirizzo. A quest’ultimo si chiedeva di dotare l’ente di un struttura che così com’è oggi non è adeguata alle sfide che siamo chiamati ad affrontare. Mi preoccupa la posizione presa con la tessera di partito in tasca, che poco a che vedere con la programmazione e la progettazione di Fondazione. Ci sono sicuramente orizzonti temporali diversi rispetto a questo ente, ma il Consiglio d’Indirizzo dovrà rispondere alla città delle sue scelte. Dispiace che il voler piantare una bandierina dal punto di vista partitico si sia tradotto in un voto espresso secondo indicazioni lontane da Verona. Lo dimostra il fatto che la riunione è iniziata con la dichiarazione di voto di uno dei consiglieri, senza nemmeno prendere in considerazione di esaminare i curriculum e i progetti dei due candidati che avevo proposto. I candidati non sono nemmeno stati ascoltati, c’era già una posizione precostituita che, purtroppo, la dice lunga sulle aspettative che si hanno da questa Fondazione. Ci aspetta la sfida sicuramente più importante della città degli ultimi decenni, le Olimpiadi, con l’adeguamento per la accessibilità del monumento e i conseguenti lavori che impatteranno sulle stagioni 2024/2025 e che dobbiamo iniziare già a programmare. Abbiamo la centesima edizione del Festival che parte, che dovrà essere espressione massima di quelle che sono le nostre risorse artistiche ed organizzative della città. La nostra preoccupazione è che non stiamo presentando la squadra migliore, in vista delle scelte di cui dovremo farci carico, penso ai tempi diversi della stagione lirica e di accesso al monumento. Dispiace che si sia usato e si usi un ente come Fondazione per fare attività partitica. Ho capito che alleanza in dialetto veronese si traduce in ‘carega’, purtroppo è una delle difficoltà che personalmente mi sono trovato a gestire in questi mesi non solo per quanto riguarda Fondazione. Personalmente sono convinto che da questa complessa situazione usciamo ancora più sicuri del fatto la strada intrapresa nel voler cambiare alcune modalità sia doverosa e percorribile perché siamo in tanti a crederci”.

“Circa 150 cause di lavoratori nei confronti della Fondazione Arena; una inchiesta per sovrafatturazione da cui si è sfilata senza disporre una indagine interna; bilanci non risanati ma soltanto tamponati grazie alle extra risorse stanziate dal governo di centrosinistra durante la Pandemia; imperdonabili scivoloni che hanno messo a rischio la reputazione dell’ente a livello internazionale. Questi sono i nodi che la Fondazione dovrà affrontare a breve e che richiedevano una discontinuità. Ma con il voto di ieri sera il centrodestra è rifuggito dal merito delle questioni per mettere una bandierina politica che ha finito per produrre una frattura inedita all’interno del Consiglio di Indirizzo di Fondazione Arena. Politicizzare il voto di istituzioni, enti e soci privati significa andare contro l’interesse della città, che merita di vedere rispettato il voto dei veronesi alle amministrative di giugno 2022 e della stessa Fondazione Arena, che merita un sovrintendente di alto profilo manageriale e caratura internazionale per affrontare le grandi sfide che Verona ha davanti, a partire dal Centenario passando per le Olimpiadi”, è il commento a caldo di Franco Bonfante e Alessia Rotta Segretari provinciale e cittadina Pd Verona e Alberto Falezza, consigliere comunale Pd vicepresidente Commissione Cultura.

“Fondazione Arena, le logiche della politica nazionale hanno prevalso sugli interessi della cittàLe logiche della politica nazionale e il tornaconto personale hanno prevalso sugli interessi della città. Non può essere descritta in altro modo l’operazione che ha portato alla riconferma di Cecilia Gasdia come sovrintendente della Fondazione Arena di Verona, peraltro l’unica tra i candidati a non aver presentato un piano strategico per il futuro dell’ente nei prossimi cinque anni. Sorprende la posizione dei componenti del Consiglio di indirizzo nominati da Governo e Regione, pronti a parlare di autonomia e di importanza degli enti locali quando fa loro comodo ma altrettanto pronti, sulle questioni cruciali, ad accomodamenti che tutto fanno fuorché l’interesse della città. Stupisce e preoccupa che abbiano scelto di percorrere questa stessa strada anche i soci privati, in particolare la Camera di Commercio che è espressione di centinaia di aziende radicate sul territorio che hanno come primo interesse non di fare contenta la clientela politica, ma di far funzionare bene un ente che può garantire loro delle prospettive di crescita. Dando per scontato che l’unica strada giusta per Fondazione Arena fosse quella della continuità, negando a priori problemi ed esigenze di cambiamento, hanno tolto a Verona l’opportunità di poter scegliere per la sua istituzione culturale più importante e rappresentativa i migliori talenti sulla piazza, in grado di rinnovarla e proiettarla verso uno scenario internazionale, valorizzando il talento dei lavoratori e il “marchio” Arena. È lo stesso metodo che ha prevalso anche nel recente passato nell’ambito di tanti altri settori e che costituisce unicamente il colpo di coda di un sistema autoconservativo nei confronti di un avversario politico.
Ai componenti ostili del Cdi ricordiamo che i cittadini e le cittadine la scorsa estate hanno scelto la discontinuità, non per una questione puramente di bandiera ma per avere un metodo nuovo di gestione degli affari strategici di Verona. Per queste ragioni oggi non ha perso l’Amministrazione Tommasi, ma l’intera città”, commenta il gruppo civico Traguardi.

“La prova dei muscoli tra le parti ha fatto sì che la Fondazione si sia indebolita. Il sindaco ha compiuto un errore politico grave su Fondazione Arena, che si è spaccata e ora sarà più debole. Una crisi politico-istituzionale nata da forzature, Tommasi a quel punto avrebbe dovuto invece scegliere un percorso più condiviso e un metodo di concertazione con tutte le parti del consiglio d’indirizzo e con il ministero della Cultura per scegliere un sovrintendente di altissimo profilo e rafforzare la Fondazione. Se e quando non hai i numeri per fare da solo, e si era capito da tempo che Tommasi non li aveva, è sempre opportuno dialogare e non forzare la mano come invece ha fatto il sindaco. La clamorosa spaccatura di ieri non è un bene per l’ente lirico e per la città. Tommasi aveva la possibilità di rafforzare Fondazione, andando avanti testardamente per la sua strada invece l’ha indebolita”.

A dirlo il consigliere regionale e comunale di Forza Italia Alberto Bozza, che pur dando la grossa fetta di responsabilità della spaccatura a Tommasi, sottolinea “che un atteggiamento più dialogante avrebbero dovuto mostrarlo anche altre componenti del consiglio d’indirizzo. Il bene della città dovrebbe essere sempre superiore a tutto e in questa storia ognuno invece mi sembra abbia badato più alle sue piccole o grandi guerre personali scegliendo il contesto più sbagliato”,

Bozza poi torna a evidenziare lo sbaglio di metodo di Tommasi: “Ieri è stato certificato che Tommasi aveva in mente un suo nome come sovrintendente, ed è essendo sindaco e presidente di Fondazione è legittimo, mi chiedo allora perché ha tentato di aprire una manifestazione d’interesse, peraltro di soli cinque giorni, anziché proporre quel nome direttamente a ministero e consiglio d’indirizzo. Un modo di procedere confuso, contorto e nemmeno politicamente cristallino. Questo evidentemente ha contribuito a sviluppare delle frizioni già in essere, così si è arrivati alle tensioni della settimana scorsa e alla clamorosa spaccatura di ieri”.

“Si può, senza paura di essere smentiti, parlare tranquillamente di una sconfitta di natura amministrativa, gestionale e politica da parte del sindaco Tommasi. Si riscontra l’evidente inesperienza abbinata alla mancanza di dialogo e lungimiranza da parte di questa amministrazione. Il primo cittadino avrebbe potuto seguire i consigli e le indicazioni del sottosegretario alla Cultura Mazzi, sicuramente più esperto e competente di lui in materia, invece, infischiandosene, ha esposto la sua maggioranza ad una cocente batosta. Invitiamo, aggiunge Il capogruppo di Verona Domani Paolo Rossi commentando il voto del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Arena di Verona, che ha proposto al Ministero della cultura, contro il parere del Comune, la riconferma di Cecilia Gasdia per l’incarico di Sovrintendente dell’Arena.

“Tommasi, è riuscito a spaccare e dividere il Consiglio di indirizzo, cosa mai avvenuta a Verona, mostrando, poca lungimiranza politica. Invece di cercare il dialogo, la mediazione con le altre forze politiche e le realtà che rappresentano la Fondazione, ha cercato lo scontro frontale, incaponendosi sulle proprie idee di nomi per la figura di Sovrintendente.

Il sindaco avrebbe dovuto mediare, accettando la riconferma della Gasdia e nominare un direttore generale di sua fiducia per la parte amministrativa, facendo propri i consigli espressi pubblicamente da Gianmarco Mazzi, sottosegretario al ministero dei Beni Culturali, per anni in Fondazione Arena alla guida dell’extralirica. Una strategia, quella del sindaco, totalmente fallimentare. Come avvenuto già con il caso Agsm – conclude Rossi – assistiamo all’ennesimo flop di questa amministrazione di centrosinistra”, conclide il consigliere comunale di opposizione.

“È logico riconfermare chi ha ottenuto ottimi e incontestati risultati durante il proprio mandato, negli ultimi cinque anni. Non avendo avuto, in questi mesi, la possibilità di fare valutazioni di natura diversa e con un centenario già sulla rampa di lancio, il rinnovo dell’attuale sovrintendente diventava la decisione più coerente da prendere. Questo sia da un punto di vista manageriale che industriale. Ieri abbiamo avuto modo di valutare i due candidati alla Sovrintendenza proposti dal Sindaco Tommasi. Persone preparate, ma prive della conoscenza della realtà veronese e delle skills che ha dimostrato Gasdia nel presentare il suo bilancio di mandato”, fa eco Giuseppe Riello presidente della Camera di Commercio.


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