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Cereali, il crollo dei prezzi causa incertezza sulle semine

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Crollo dei prezzi e regole contraddittorie imposte dall’Ue. Sono queste le variabili che pongono dei grandi interrogativi sulle semine autunnali e primaverili dei cereali, infondendo apprensione e incertezza negli agricoltori veronesi. Gli imprenditori sono, infatti, in balia delle mutevoli condizioni di mercato, che potrebbero riservare ulteriori sorprese sull’andamento dei prezzi al momento del raccolto, oltre che delle decisioni europee, che pochi giorni fa hanno portato a sospendere la deroga sulla rotazione annuale obbligatoria dei terreni.

Se n’è parlato ieri, nella sede di Veronamercato, nell’incontro organizzato da Cia agricoltori italiani Verona dal titolo “Semine autunnali e primaverili: cosa fare?”, nel quale un gruppo di esperti ha fatto il punto sugli andamenti di mercato e le prospettive per frumento, mais e soia, illustrando le possibili letture sugli andamenti di mercato e gli spazi utilizzabili della Pac (Politica agricola comune).

L’incontro ha visto in apertura e chiusura le considerazioni del presidente Andrea Lavagnoli e del vicepresidente Andrea Garonzi, che hanno sottolineato come quest’anno la situazione dei cereali navighi in acque alquanto incerte, con altra incertezza aggiunta se si devono fare i conti con provvedimenti che si contraddicono, senza contare l’immensa o ormai insuperabile mole di lavoro burocratico per rispettarli. Mario Cieno, consulente di Cia ha parlato delle intenzioni di semina, mentre Davide Dal Molin, tecnico Cia, ha spiegato le norme Ue sulla condizionalità rafforzata, vale a dire gli adempimenti che gli agricoltori devono rispettare per poter accedere ai contributi finanziari della Pac (Politica agricola comune). Hanno tracciato una panoramica sul settore con le prospettive per il prossimo futuro Gabriele Covolato di Agribusiness e Mauro Fanin e Antonio Canzian di Cereal Docks.

“Nell’autunno 2022, in occasione delle semine di frumento, le quotazioni a tonnellata erano di 346 euro, mentre ad aprile 2023, per le semine del mais, il prezzo era di 300 euro, e in maggio di 634 euro per le semine della soia – hanno spiegato Garonzi e Lavagnoli -. Purtroppo, al momento dei raccolti da poco effettuati, i prezzi a tonnellata si sono rivelati molto bassi: 219 euro per il frumento, 242 euro per il mais e 410 euro per la soia. Cosa seminare? Difficile dirlo in questo clima di incertezza, tanto più che qualche giorno fa la Commissione europea ha sospeso la deroga sulla rotazione annuale obbligatoria dei terreni, che era stata introdotta un anno fa con lo scopo di aumentare le produzioni cerealicole per compensare le dipendenze dalle importazioni. Ciò significa che gli agricoltori non potranno coltivare le colture coltivate lo scorso anno sugli stessi terreni”.

Accanto a questa misura, in nome dell’azienda green, in maggio il Parlamento Europeo ha rinnovato la sospensione dei dazi sul grano che entra in Europa dall’Ucraina. Così l’importazione di grano è raddoppiata. “Nel mare di contraddizioni che caratterizza il cammino burocratico a ostacoli dell’agricoltura – ha detto Lavagnoli -, il ministero dell’Agricoltura, per incrementare le produzioni di cereali, ha varato il Fondo per le filiere strategiche, che prevede sostegni agli agricoltori che sottoscrivono contratti di filiera della durata di almeno tre anni.  Come si faccia a garantire continuità ai contratti di filiera richiesto dal Fondo, con l’obbligo della rotazione imposto dalla Pac, rimane un mistero”.

Come se non bastasse, in agosto il ministero ha varato un Fondo per la sovranità alimentare per sostenere mais, soia e frumento, che va però in contrasto con l’obbligo di rotazione dei terreni e quindi a invalidare i possibili risvolti positivi del provvedimento.


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