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Giornata del Medico e dell’Odontoiatra di Verona, il Giuramento di Ippocrate con focus sulle criticità della professione

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«Negli ultimi vent’anni la Medicina ha fatto passi da gigante. Abbiamo assistito a scoperte che hanno permesso un approccio terapeutico personalizzato, a beneficio della qualità e della durata della vita. Tuttavia, i cardini della nostra professione sono rimasti invariati e tra questi, in particolare, la comunicazione con il paziente basata sulla fiducia e sulla libera scelta del professionista cui affidarsi. La porta del vostro ambulatorio dovrà sempre essere aperta a tutti i pazienti. Dedicate loro il tempo del quale hanno bisogno, assicurandovi che comprendano quanto gli state spiegando».

Con queste parole il presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Verona, Carlo Rugiu, ha accolto nella famiglia ordinistica 148 medici e odontoiatri neo-abilitati che questa mattina, al Palazzo della Gran Guardia, hanno prestato il Giuramento di Ippocrate per entrare a pieno titolo nella professione.

Si è conclusa così, con la lettura della formula moderna, la Giornata del Medico e dell’Odontoiatra, il tradizionale appuntamento promosso dall’Ordine di Verona per celebrare il simbolico passaggio di testimone tra generazioni.

Ed è stata proprio una festa di famiglia, con le numerose autorità intervenute a titolo amicale e istituzionale. Tra queste: l’assessora alla Sanità del Comune di Verona, Elisa La Paglia, e l’assessora alle Politiche sociali, Luisa Ceni; il vescovo, monsignor Domenico Pompili; il professor Daniele De Santis in rappresentanza del magnifico rettore dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini; e il professor Cristiano Fava, vicario del presidente del Corso di laurea in Medicina e chirurgia, Cristiano Chiamulera.

«Ringrazio tutti loro per aver voluto essere presenti per dimostrare vicinanza ai giovani che rappresentano il futuro del Servizio sanitario nazionale e per festeggiare i “senior” che hanno contribuito a fare della Sanità veronese un’eccellenza», ha sottolineato il presidente OMCeO Rugiu, che ha fatto gli onori di casa con la presidente della Commissione Albo Odontoiatri, Elena Boscagin, la quale, nel suo intervento di saluto, ha ricordato i risultati raggiunti in questi anni: dal prolungamento del corso di laurea in Odontoiatria fino a sei anni, al traguardo che permette a chi è laureato in Medicina e in Odontoiatria di iscriversi ad entrambi gli albi; e ancora, dall’accesso per gli odontoiatri alla carriera clinica negli ospedali senza necessità della specializzazione, fino alla recente estensione della competenza odontoiatrica in ambito di Medicina estetica.

«Tutti questi obiettivi», ha detto, «sono tappe di un percorso, frutto di una sinergia tra le forze politiche, sindacali e professionali, che mirano a dare pieno valore alla professionalità e ad una virtù ontologica e deontologica. Questa sinergia ci permette di guardare con fiducia ad un futuro dove merito, responsabilità, valore e professionalità siano le colonne portanti di ogni persona che dedica la vita alla salute e al benessere del prossimo».

Anche il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha voluto esprimere la propria vicinanza «a questa importante giornata che celebra non solo i traguardi raggiunti, ma anche l’inizio di nuove carriere», inviando un messaggio di ringraziamento ai medici senior «per il contributo inestimabile che hanno dato alla Sanità regionale» e augurando ai neo-abilitati «una carriera ricca di soddisfazioni e risultati».

Quello del Giuramento non è stato l’unico momento emozionante della mattinata, durante la quale si è svolta anche la premiazione di 41 dottori e dottoresse che festeggiano quest’anno il traguardo dei 50 anni dalla laurea, a ciascuno dei quali è stata consegnata la medaglia ordinistica come riconoscimento per i tanti anni dedicati alla salute dei cittadini e al servizio della professione.

Una professione oggi ritenuta meno appetibile rispetto al passato e che deve fare i conti con una serie di problemi irrisolti.

«L’invecchiamento della popolazione per effetto del calo demografico richiede terapie croniche ambulatoriali, un’assistenza domiciliare capillare e una presa in carico multidisciplinare. Tutto ciò comporta un impegno sempre maggiore per la nostra Sanità pubblica, la quale, però, negli ultimi vent’anni non ha rappresentato una priorità politica», ha sottolineato il presidente Rugiu nella sua relazione. «Oggi il Sistema sanitario nazionale, sottofinanziato da oltre vent’anni, non riesce a garantire ciò che prescrive: il 50% delle visite specialistiche e il 30% degli accertamenti diagnostici sono pagati privatamente. Si spendono in media 700 euro a testa ogni anno per visite e accertamenti, ma quattro milioni di italiani rinunciano alle cure perché non possono permettersele e questo avrà delle ripercussioni importanti di salute pubblica in futuro».

Ad essere in crisi, dunque, non è tanto la professione del medico, quanto il sistema dentro il quale si esercita tale professione, caratterizzato da condizioni di lavoro disagiate, accentuate da una mole di carichi burocratici e dall’aumento della conflittualità coi pazienti, unitamente a scarse prospettive di carriera.

«Questi fattori», ha evidenziato Rugiu, «fanno sì che la figura del medico abbia perso il fascino di un tempo e che la Scuola di Medicina risulti meno attrattiva. A Verona, così è stato annunciato qualche settimana fa, su 746 borse di specialità, ne sono state assegnate quest’anno soltanto 399. Il restante 43% è rimasto scoperto, con grandi criticità nelle aree di anestesia-rianimazione, emergenza-urgenza, medicina interna, chirurgia. Non vengono prese in considerazione scuole indispensabili nel contesto sanitario attuale, quali medicina di comunità e cure palliative».

La situazione, trasversale in tutta Italia, rischia di avere ripercussioni molto pesanti sul nostro Sistema sanitario nazionale, che già soffre una carenza di circa 20.000 medici.

Inoltre, «le misure contenute nella legge di bilancio riducono le aliquote di rendimento dei contributi versati prima del 1996, colpendo quasi il 50% dei medici in servizio, con un taglio dell’assegno pensionistico compreso fra il 5 e 25%. Un cambio delle regole in corsa, che, se confermato, causerà la perdita istantanea di oltre un migliaio di anestesisti e medici di pronto soccorso, che poi si protrarrà per altri 15 anni».

Alla luce di tutto ciò, la Giornata del Medico e dell’Odontoiatra si è caricata di molti significati. «Chiediamo un finanziamento consistente e duraturo del Sistema sanitario. È indispensabile che tutto il personale, ospedaliero e del territorio, venga rimotivato attraverso una profonda riforma del sistema, abolendo sprechi, disorganizzazione, farmaci ed esami inutili, puntando seriamente sulla digitalizzazione e riducendo il carico burocratico che affligge tutti i medici italiani», ha concluso il presidente Rugiu.   


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