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Ospedale di Negrar, riabilitazione dopo l’ictus con una tecnologia che si basa sui neuroni a specchio

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Si chiama “mirror therapy” ed è la diretta applicazione nella riabilitazione motoria di quella meravigliosa scoperta, ormai risalente a 20 anni fa, che sono i cosiddetti neuroni a specchio, una classe speciale di cellule cerebrali dedicate al movimento, grazie alle quali noi possiamo imparare osservando gli altri.

I fisioterapisti di solito, per applicarla, si servono di specchi e di apposite scatole, ma da pochi anni è entrata in campo la tecnologia digitale, con due dispositivi, in particolare (IV3 e IV4-Intensive visual simulation), di cui il Servizio di Medicina fisica e riabilitativa dell’IRCCS di Negrar, diretto dalla dottoressa Elena Rossato, dispone da alcune settimane.

Si tratta di una sorta di computer, predisposti uno per gli arti inferiori e l’altro per quelli superiori, indicati per la preparazione alla fisioterapia, classica o in ambiente robotico, soprattutto dei pazienti con emiparesi da ictus e che sfruttano proprio le prerogative dei neuroni a specchio. Questo tipo di dispositivi sono presenti in pochi centri in Italia, soprattutto il IV4 per gli arti inferiori, tra cui al “Sacro Cuore Don Calabria.

“Il paziente, sedendosi frontalmente, viene invitato a eseguire i movimenti del braccio o della gamba che vede sullo schermo con il proprio arto ‘malato’”, spiega la dottoressa Rossato. “Il valore aggiunto di questi dispositivi digitali è quello di offrire al paziente la possibilità che il braccio o la gamba da ‘imitare’ siano i propri. Questo avviene registrando i movimenti degli arti non colpiti dalla malattia le cui immagini poi sono riprodotte in maniera speculare. In pratica è come se la persona vedesse sullo schermo il proprio arto da riabilitare in movimento ed è maggiormente indotta ad imitarlo”.

Un processo dovuto ai neuroni a specchio situati nelle aree frontali 4 e 5 del cervello e specializzati nell’attivazione motoria. “Gli esercizi effettuati grazie a questi sistemi hanno lo scopo di riattivare l’arto malato in funzione dell’inizio della fisioterapia vera e propria, la quale, senza questa preparazione, implicherebbe dolore e resistenza del tono muscolare dovuti all’immobilità”, aggiunge Rossato.

 L’uso del IV3 e IV4 si è dimostrato “particolarmente utile per i pazienti colpiti da ictus che hanno difetti di attenzione verso la parte malata perché li riporta ad osservarla”, prosegue la fisiatra. Danno risultati anche nella sindrome dell’arto fantasma: i pazienti amputati spesso lamentano fortissimi dolori alla gamba e al braccio che non c’è più. Utilizzando questi sistemi le connessioni cerebrali vengono in qualche modo ‘ingannate’ e il paziente vedendo sullo schermo il movimento normale del suo arto inesistente non ne percepisce più il dolore. Infine sono indicati per tutti coloro che hanno disturbi cerebellari con forti distonie, perché li aiuta a rallentare i movimenti”.

I ricercatori del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa stanno sviluppando un protocollo di ricerca per valutare anche l’efficacia di queste tecnologie nei disturbi di sensibilità. “L’emiparesi provocata dall’ictus toglie al paziente non solo la mobilità dell’arto ma anche la sensibilità dello stesso – conclude la fisiatra -. Questo ha ricadute importanti nel recupero del cammino perché a causa dell’insensibilità vengono sviluppate posizioni sbagliate su cui poi si può intervenire solo con la chirurgia funzionale. Lo studio vuole valutare proprio l’efficacia del trattamento con IV4 abbinato alla riabilitazione tramite esoscheletro”.


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