Home Articoli Elezioni europee 2024… Riflessioni a luci spente

Elezioni europee 2024… Riflessioni a luci spente

Pubblicità
“Autospurgo

Conclusa la tornata elettorale dell’8 e 9 giugno riguardante le elezioni europee è bene fare alcune riflessioni. E’ importante comprendere le dinamiche che hanno contraddistinto queste votazioni.

Nel nostro paese, come del resto in tutta Europa, si è visto un notevole balzo in avanti delle destre nazionali (anche di quelle più estreme). A queste ha fatto da contraltare un ridimensionamento del cosiddetto centro che ha visto modificare i ruoli di forza al suo interno.

In Italia, il voto è stato caratterizzato da una notevole crescita dell’astensionismo. Nel 2019 la percentuale dei votanti si attestava poco oltre il 56% mentre in queste elezioni il dato è calato notevolmente attestandosi poco sotto il 50%. Un dato, quest’ultimo, che mette in chiaro un quadro generale di incertezza e sfiducia da parte dei cittadini nei confronti della politica. Bisogna tuttavia rilevare come il voto nella Circoscrizione II – Italia Nord Orientale (quella comprendente il Veneto) sia il più alto a livello nazionale (poco sotto il 54%) ma sempre molto distante dal dato del 2019 (64%) con un calo del 10%.

Nella nostra provincia la percentuale dei votanti si è assestata poco sotto il 55% (la seconda provincia dopo quella di Padova dove la percentuale dei votanti è leggermente superiore al 56%).

I dati di Verona e provincia rispecchiano, in generale, il dato nazionale. Notevole l’exploit di Fratelli d’Italia che supera abbondantemente il 38% dei consensi (nel 2019 aveva raggiunto l’8,49%). Il PD si attesta poco sopra il 16% divenendo la seconda forza politica della nostra provincia. Piuttosto evidente il calo del Movimento 5 Stelle (circa il 5%). La Lega, invece, si avvicina al 13%, un dato inferiore rispetto alle europee del 2019 (49,66%) ma in crescita rispetto elle ultime politiche (11,80%). Buona performance per Forza Italia che dal 6,59% del 2019 si attesta poco sotto l’11%, dato che gli consente di diventare la quarta forza politica della nostra provincia.

A livello provinciale è giusto tuttavia dare a Cesare quel che è di Cesare in quanto ben tre politici veronesi saranno tra gli scranni del Parlamento europeo e faranno parte di quella quota di 76 parlamentare spettanti al nostro paese.

Prendendo come discriminante i voti ricevuti l’ideale podio vede al primo posto l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi di Forza Italia, al secondo Daniele Polato di Fratelli d’Italia, ed infine, sul gradino più basso, Paolo Borchia della Lega.

Per quest’ultimo, è giusto precisare che si tratta di una riconferma, nonostante il calo percentuale della Lega sia a livello nazionale che locale: una soddisfazione, certamente, tutta personale.

Per Polato e Tosi, invece, si tratta di una prima volta. L’ex Sindaco (ed ex leghista) Flavio Tosi, ora coordinatore regionale dei Forza Italia, mostra di avere le idee molto chiare. Il neo europarlamentare, infatti, sottolinea come l’attuale governo esca rafforzato da questa tornata elettorale ribadendo il ruolo centrale di Forza Italia, secondo partito politico all’interno della coalizione di centro destra.

Al di là delle considerazioni che ognuno può pensare è chiaro che si debba riflettere sul perché oltre un italiano su due non sia andato a votare. Occorre comprendere i motivi per cui, negli ultimi anni, il calo del numero dei votanti risulti sempre più ponderale.

La distanza tra la politica e i cittadini, purtroppo, si fa sempre più evidente e questo credo sia il punto su cui i politici italiani hanno il dovere di riflettere.

Polato, alla sua prima esperienza come candidato alle elezioni europee, ha centrato subito l’obiettivo. Profetiche, tuttavia, alcune sue considerazioni alla vigilia del voto riguardo l’astensionismo. L’ex assessore del Comune di Verona, infatti, è profondamente convinto che molti italiani avvertano l’Europa come estranea e lontana dai loro problemi quotidiani.

I cittadini non si riconoscono più in questa politica distante anni luce da quella che si praticava nell’antica Grecia. Quella era la culla della democrazia moderna. Tempi antichi ma molto significativi. I politici a quei tempi erano scelti tra le persone più probe e rette. Essere un politico significava mettersi al servizio dei cittadini.

Credo, perciò, che sia utile ripensare proprio al bene comune, al bene dei cittadini. E’ in gioco la democrazia, sono in gioco i valori della stessa democrazia e la politica dovrebbe riconsiderare il suo ruolo per riavvicinarsi al popolo, un popolo ahimè sempre più distante.


Questo articolo può interessare ad altri? Condividilo subito!